di Daniele Nalbone

ROMA – “Milano aumenta i suoi abitanti e i giovani preferiscono l’affitto alla proprietà della casa”. E ancora. Case: “Milano sorpassa Roma per gli investimenti nel 2018”. Nelle ultime ore la stampa ha acceso i riflettori sui “successi” del capoluogo lombardo, sempre più locomotiva d’Italia.

È il lato positivo della medaglia. La Milano post Expo ha raggiunto traguardi importanti. Ma il dato fornito da Mutui.it e Facile.it che sottolinea come il 14% delle domande di mutuo per l’acquisto di una “seconda casa” sia rivolto a Milano racconta, al tempo stesso, un altro scenario: la città meneghina è entrata, e sta entrando sempre di più, nelle mire degli investitori. Il motivo? Come spiega a il Paese Sera l’assessore all’Urbanistica di Milano, Pierfrancesco Maran, «oggi comprare casa all’ombra della Madonnina è in primis un investimento». Conseguenza: i prezzi mai così alti, gli affitti alle stelle. Il rischio, sempre più concreto: una città definitivamente inaccessibile non solo ai ceti più bassi, ma anche a quello medio.

Maran ne è consapevole: «Il lavoro portato avanti fino a oggi ha fatto di Milano una vetrina. Ma vivere in una vetrina rischia di essere impossibile». Per questo «la sfida dei prossimi dieci anni è quella di aumentare in maniera sostanziale il “parco appartamenti” a prezzi accessibili». Perché la crescita in termini di popolazione di Milano «è una crescita giovane». E la certezza è che «non avremo mai case a sufficienza per supportarla».

Cosa fare, quindi? Il piano: allargare “l’idea” di Milano. «Stiamo rivedendo le tariffe del trasporto pubblico», ci spiega Maran, «per non fermare i “milanesi” al confine della città». Perché «è assurdo che l’ultima abitazione sul territorio del Comune di Milano, a Villa San Giovanni, costi 150 euro in più di affitto rispetto alla prima del comune di Sesto San Giovanni».

Da qui l’obiettivo di un sistema di trasporto pubblico che abbia lo stesso costo non solo per Milano ma per tutti i comuni della prima fascia urbana. Il messaggio: «Milano non finisce a Milano». Il piano: «Togliere pressione abitativa al capoluogo». Il sistema pensato: aumentare il costo del biglietto a 2 euro (da 1,50) e dell’abbonamento mensile a 39 (da 35) facendoci però rientrare i 19 comuni attorno alla città.

In fondo, «15 anni fa la zona dove ora sorge Citylife era considerata periferia. Oggi, invece, è una delle più frequentate» anche se «le abitazioni costano troppo per la popolazione “media”». Il risultato: i ricchi negli appartamenti, tutti gli altri al massimo nei parchi a passeggiare.

«Per questo nei prossimi anni punteremo molto, se non tutto, in termini abitativi» per «mettere sul mercato case in affitto a costi accessibili». Il social housing per ribilanciare i prezzi delle abitazioni, quindi, ma al tempo stesso per offrire un «cuscinetto» a quelle famiglie diventate «troppo “ricche”» per un alloggio popolare. «Un conto è uscire dalla zona di tranquillità dei cento euro al mese per finire sul mercato, un conto è ritrovarsi con la possibilità di affittare casa, magari in zone più centrali o meglio servite, a 300-400 euro. E così facendo si libererebbero alloggi popolari oggi “occupati” da famiglie i cui redditi sono diventati, magari, più alti».

Una sfida tutta da giocare per scongiurare il rischio di diventare la “Londra d’Italia”, una città attrattiva, frizzante, bella da vedere e da frequentare ma difficile da abitare.


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