di Filippo Poltronieri

I paesi più ricchi sono quelli che hanno meno fiducia nei vaccini. A dirlo è Wellcome Trust, un’organizzazione medica inglese che ha fatto un sondaggio tra oltre 140mila persone in più di 140 paesi. Il 79 per cento degli intervistati ritieni i vaccini sicuri, nove su dici conferma di aver vaccinato i propri figli, ma ci sono delle sacche in cui la fiducia nelle vaccinazioni è venuta meno. Tra queste il Nord America con il 72 per cento di popolazione preoccupata della sicurezza vaccinale, l’Europa occidentale (59 per cento) e quella orientale (40 per cento). Con la rapidità di un virus informatico però il movimento no-vax ha varcato i confini dei paesi occidentali iniziando a fare proseliti anche in quelli in via di sviluppo. Un’epidemia che ha convinto l’Organizzazione mondiale della sanità a inserire la diffidenza verso la prevenzione vaccinale tra le dieci maggiori minacce alla salute nel 2019. «In questi paesi non è evidente la connessione tra i vaccini e la scomparsa di determinate malattie» – spiega Seth Berkley, direttore di GAVI-Alleanza mondiale per i vaccini intervistato dall’Ottawa Citizen -. Il fatto che questo atteggiamento si stia diffondendo fuori da Europa e Stati Uniti è un trend preoccupante».

[VACCINI E NO VAX: LA PREVENZIONE CORRE SUL WEB]

A fine aprile, in Pakistan, circa 700mila famiglie hanno rifiutato di vaccinare i propri figli contro la poliomelite, dando vita a una protesta che ha portato alla morte di un infermiere e due poliziotti. Un’opposizione che ha trovato terreno fertile, ispirata da una teoria cospirazionista diffusa nel paese secondo la quale i vaccini sarebbero uno strumento occidentale per rendere sterili i musulmani. Una diffidenza che si era radicata a seguito della finta operazione di vaccinazione, messa in campo dalla CIA nel 2011, per raccogliere tracce di DNA durante la caccia a Osama Bin Laden. Islamabad ha dovuto sospendere la campagna e il Pakistan oggi è uno dei tre paesi al mondo, con Nigeria e Afghanistan, dove sopravvive la poliomelite.

Nella vicina India la situazione non è migliore. All’inizio di quest’anno a Bombay decine di scuole hanno impedito lo svolgimento di una campagna vaccinale. Nello stato di Uttar Pradesh il dipartimento per la salute ha organizzato dei team incaricati di distribuire opuscoli porta a porta, con il coinvolgimento dei leader religiosi della zona. L’obiettivo era quello di sfatare bufale circolate su Whatsapp secondo le quali i vaccini per il morbillo e la rosolia avrebbero potuto provocare futura impotenza nei bambini. Nel paese vivono un terzo dei bambini non vaccinati del mondo e il 44 per cento dei minori indiani non riceve una copertura completa.

Anche in Nigeria i no-vax hanno i loro proseliti. Nel 2017 il Mossab, movimento indipendentista del Biafra, ha diffuso la voce che un vaccino era stato importato dall’Iran per annientare il progetto politico di una repubblica indipendente. Già nei primi anni del 2000 le resistenze di alcuni leader religiosi del nord della Nigeria avevano bloccato le vaccinazioni di massa per la poliomelite. Il risultato è stato che nel 2006 si registravano la metà dei nuovi casi di poliomelite del mondo.

Il no ai vaccini è in crescita anche in America Latina. Nel 2017 l’Organizzazione Panamericana per la Salute ha espresso preoccupazione per un fenomeno che conta decine di pagine Facebook con seguiti di migliaia di persone. In Argentina nel 2006 si sono diffuse su internet alcune bufale sulla presenza di ormoni nei vaccini che avrebbero impedito alle donne di avere figli. Impossibile stabilire se lo scoppio di un’epidemia di rosolia negli anni seguenti sia stato una conseguenza diretta della propaganda no-vax. In Costa Rica a inizio anni 2000 un’epidemia di morbillo ha spinto il governo a vaccinare gli abitanti di una comunità che rifiutava i vaccini per motivi religiosi. La malattia è poi stata sradicata dal paese centroamericano circa cinque anni fa, salvo ripresentarsi a fine 2018 per un contagio avvenuto a causa di turisti francesi non vaccinati.

(in foto: campagna pubblicitaria della Anti-Vaccination Society of America su un giornale del 1902)


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