di Viola Giannoli

ROMA – Nemico pubblico numero uno. Il Nuovo Cinema Palazzo, al piano terra di un edificio sfiorato dai bombardamenti del ‘43 in piazza dei Sanniti a San Lorenzo, Roma, è il primo della lista dei luoghi da sgomberare secondo Prefettura e Viminale. E perché? Dalle informative delle forze dell’ordine sarebbe “un covo di antagonisti”, là dove si griderebbe “militanti di tutto il mondo (o almeno di tutta Roma) unitevi”.

Eppure attorno a quell’anfiteatro si sono riuniti attivisti, certo, ma anche e forse soprattutto i cittadini del quartiere – giovani, vecchi, uomini, donne, bambini, architetti, urbanisti, negozianti, residenti, sportivi – della Libera Repubblica di San Lorenzo, esperimento avanzato di progettazione municipale; artisti d’ogni disciplina fino alle stelle di Elio Germano, Marcello Fonte, Michele Riondino, Isabella Ragonese pronti a sostenere il Palazzo ancora oggi con la campagna social #ChiDisprezzaSgombera; figure istituzionali locali e nazionali, alcune delle quali finite assieme ad altre 9 persone tra i 12 indagati per invasione e occupazione, 8 anni fa, su denuncia della Camene Spa, società al tempo affittuaria che avrebbe voluto realizzare lì l’irrealizzabile: un Casinò. Contro ogni logica, contro il Piano regolatore, contro le norme che tutelano dal gioco d’azzardo quel fazzoletto di centro storico romano.

La proprietà, la Paoletti Mobili di Frascati, non ha avanzato invece negli anni passati azioni legali. Fino a oggi. Ogni speculazione su presunte mosse che avrebbero riportato l’attenzione sul Palazzo sono, appunto, speculazioni, in attesa delle risposte che abbiamo chiesto ai proprietari. Intanto l’unica sentenza arrivata, civile, risalente al febbraio 2012, ha spogliato l’occupazione da qualsiasi connotazione patrimoniale o egoistica sottolineandone la natura politica.

Un presidio. Nato il 15 aprile 2011, mentre Vittorio Arrigoni moriva a Gaza e San Lorenzo intitolava a lui quella sala. Un cinema-teatro che è oggi quello che dalla sua nascita è sempre stato, almeno fino agli anni Ottanta quando è diventato un bingo prima di essere abbandonato: un agorà.

Foto dalla pagina Facebook del Nuovo Cinema Palazzo

«Questa sala l’ho vista nascere, mattone dopo mattone, alla fine degli anni Trenta – mi raccontava 8 anni fa Mario Bianchi, ex partigiano classe 1926, nato e cresciuto in via degli Equi – Mio padre aveva un’officina qui vicino e mia madre un chiosco di bibite sulla piazza. Allora non c’erano tanti posti dove ritrovarsi, al contrario di oggi che nascono come funghi mutando volto al territorio, e fu un evento storico per il quartiere. Pagavo il biglietto a metà prezzo, noi bambini e i militari, e con la mia famiglia venivo a vedere film, spettacoli teatrali e show circensi. Ci si esibivano, tra gli altri, Alfredo Bambi, Bixio Ribechi, Totò, Petrolini, Renato Rascel, Romolo Balzani. Per la proiezione di Ben Hur venne perfino Primo Carnera, ex campione mondiale di boxe, e tutto il quartiere corse a salutarlo. Nemmeno durante la guerra smise di funzionare perché il bombardamento del luglio ‘43 quasi lo graziò».

La sala allora aveva un solo ingresso, a sinistra c’era la cassa per i biglietti e un grande acquario. La volta azzurra dell’interno si apriva tra primo e secondo tempo per far uscire il fumo e guardare il cielo nelle sere d’estate. «Era di Giovanni Amati, produttore cinematografico che allora possedeva una grande catena di sale romane – ricorda Francesco Panuccio, negoziante storico sulla Tiburtina – Al piano di sopra, accanto alla galleria piena di affreschi e manufatti, c’era l’appartamento del custode e nel retropalco i macchinari per calare le scenografie o lo schermo».

Più tardi, poteva capitare di incontrarci Pierpaolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Bernardo Bertolucci, frequentatori abituali di “Pommidoro”, il ristorante che da più di 120 anni affaccia sulla piazza. «Ogni sera un’emozione – mi spiegava il proprietario Aldo Bravi, san lorenzino doc – C’erano tantissime ballerine e noi bambini correvamo a spiarle nascondendoci tra le poltrone di legno. San Lorenzo era una grande famiglia, non mancava mai il sorriso e il cinema Palazzo funzionava come punto d’aggregazione».

«Ci portavamo perfino le pagnottelle da casa – aggiungeva Franca Raponi che a 70 anni passati frequentava la sala occupata – Si vedevano due volte le pellicole, si chiacchierava, si stringevano nuove amicizie. Mia zia aveva un forno in via degli Ausoni e in pausa tutta la famiglia si ritrovava qui».

Per quell’occupazione, e per difenderla ancora oggi con tenacia e creatività, s’è mosso l’intero quartiere. Perché, ci spiegano, «San Lorenzo ha conservato la sua anima popolare e resistente. La gente vuole esserci, partecipare, costruire insieme un’idea diversa di “polis”. Piazza dei Sanniti è un esempio: qui si trasmette la storia e la memoria, si fa utopia, si ricomincia a sognare, si ritrova la felicità dello stare insieme, si resiste al degrado della movida violenta e delle slot machine, al neofascismo e allo spaccio. Senza il cinema Palazzo a San Lorenzo mancherebbe una parte di cuore». Quel cuore che batte e non si vuole fermare.