di Maurizio Franco

ROMA – «È caduto il castello di carta di accuse che gravavano nei nostri confronti». Così Riccardo Gatti, il comandante degli equipaggi e capomissione della Ong spagnola ProActiva Open Arms, risponde al telefono a Il Paese Sera.

La Procura di Catania ha chiesto infatti l’archiviazione per il comandante Marc Reig Creus e per il capo missione Ana Isabel Montes Mier della nave dell’Ong spagnola ProActiva Open Arms, indagati per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina per lo sbarco del 17 marzo 2018 a Pozzallo (Ragusa) di 218 migranti soccorsi al largo della Libia. A loro carico pesa ancora il fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violenza privata aperto dalla Procura di Ragusa. L’inchiesta, coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Andrea Bonomo, contestava ad Open Arms il «rifiuto di consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica» affermando che «nonostante la vicinanza con l’isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione».

«Lo stesso pm Zuccaro, per mancanza di prove, ha dovuto chiedere l’archiviazione», spiega Gatti a Il Paese Sera. «Noi ne eravamo certi perché siamo consapevoli di ciò che facciamo nel Mediterraneo. Il soccorso in mare è un obbligo. Ed Open Arms si è sempre mossa in un quadro di legalità per la salvaguardia degli esseri umani» prosegue il comandante.

Il sequestro della nave fu convalidato dal gip di Catania, ma soltanto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il fascicolo, per competenza, fu trasferito alla Procura di Ragusa che reiterò la richiesta di sequestro della Open Arms, rigettata il 16 aprile scorso dal gip Giovanni Giampiccolo. La stessa Procura di Ragusa nello scorso dicembre ha notificato ai due indagati un avviso di conclusione indagine individuando come parte lesa il ministero dell’Interno.

Ma Riccardo Gatti puntualizza: «La criminalizzazione delle Ong ha portato a un risultato: infondere nell’opinione pubblica e nell’immaginario collettivo la convinzione che nelle nostre attività ci sia qualcosa di losco e di imponderabile. Il tutto supportato da una grandissima campagna mediatica sostenuta dalla politica – aggiunge – Ma le Ong sono dei testimoni scomodi del dramma che tutti i giorni va in scena nel Mediterraneo. Testimoni che mostrano al mondo le conseguenze di determinate scelte politiche che ricadono sulle esistenze di migliaia di persone».

(Foto Valerio Nicolosi)


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