di Giulia Polito

Un’alleanza nata ad uno scopo ben preciso: preservare l’ecosistema marino delle isole Eolie dalla pesca illegale. E una missione, che andrà avanti per i prossimi mesi: Operazione SISO 2019.

La protagonista è Sea Shepherd, un movimento di conservazione dell’oceano costituito nel 1977 senza fini di lucro. Da allora il movimento lavora per fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero, al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e la sua varietà. Il metodo utilizzato è quello dell’azione diretta: investigazione e documentazione sul campo. O meglio, sulle onde del mare. Così come avverrà per i prossimi mesi nel sud del Tirreno, intorno alle isole Eolie.

Proprio qui, in questo spicchio d’acqua, l’attività si focalizzerà in particolare sull’uso delle reti “spadare” già messe al bando in tutto il mondo dal 2003, ma usata ancora illegalmente nelle acque italiane per la pesca del pesce spada. E che nel corso degli anni hanno ucciso una quantità enorme di capodogli, tartarughe, tonni, squali e mammiferi marini a causa delle maglie, di dimensioni comprese tra i 20 e i 50 centimetri. Le reti consentite in Italia sono dette “ferettare”, simili alle “spadare” ma con le maglie più piccole (10 centimetri circa).

«Secondo l’Onu – commenta Andrea Morello, campaign leader – il Mediterraneo è il più sovrasfruttato del mondo con il 62% degli stock ittici ormai al collasso. La pesca industriale e i suoi numeri lo stanno definitivamente impoverendo con un serio rischio di esaurimento della specie umana direttamente dipendente dalla biodiversità».

L’Operazione SISO 2019 si svolge grazie alla stretta collaborazione e al sostegno di Aeolian Islands Preservation Fund e Smilewave Fund. Collaborano inoltre le autorità italiane, in particolare il reparto operativo aeronavale della guardia di Finanza in Calabria. E non a caso: l’attività investigativa ha portato infatti anche ai controlli di motopescherecci di fronte a Bagnara Calabra (Reggio Calabria), un posto già noto proprio per l’uso di reti di tipo “spadara”.

I pescatori artigianali sono a loro volta preziosi alleati: «La loro collaborazione – spiega ancora Morello – ha reso efficace l’attività di controllo dell’area. Già l’anno scorso con alcuni pescatori si era finalmente condiviso l’obiettivo di proteggere il mare e le specie in pericolo di estinzione confiscando 130 km di FAD illegali proprio in questo arcipelago. L’unione tra la Flotta di Nettuno e chi lavora da generazioni in aree così delicate come le isole Eolie potrà creare una collaborazione triangolare dedicata alla protezione dell’arcipelago elogiano e di tutte le vite che lo abitano».

Da marzo, nel sud Tirreno, sono già morti 8 capodogli, quasi tutti con plastica allo stomaco. SISO è appunto il nome di un giovane capodoglio morto nel 2017, rimasto impigliato in una rete illegale durante il passaggio tra le Isole Eolie, a Capo Milazzo. Il biologo marino che lo ha trovato ha conservato il suo scheletro e la rete che lo ha ucciso. Un monito per tutti: dalla salute del nostro mare non si può prescindere.