Il vero problema dell’informazione italiana sono gli editori

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di Alex Orlowski *

I giornalisti italiani con i quali mi sono confrontato negli ultimi mesi avrebbero una gran voglia di mettersi lì a lavorare a inchieste con numeri, analisi, approfondimenti.

Il problema, però, sono i compensi. Il rapporto, visto da fuori, è che un articolo che in Italia costa 5 euro fuori ne vale 50. E questo gap fa tutta la differenza del mondo sulla qualità di un lavoro.

Il risultato è che solo nel nostro Paese vedo giornalisti scrivere, fare anche foto, fare anche video. Perché è questo che cercano gli editori: un professionista che, pagato poco, sappia fare tutto. Giornalista, videomaker, fotografo, social media manager. È così che muore il giornalismo.

Se a questo aggiungiamo che, ad esempio, sulla pagina Facebook di giornali – teoricamente – locali si finisce per trovare la notizia di un omicidio efferato avvenuto in Australia o di una bambina uccisa nello Yorkshire, è chiaro che come lettore mi sento tradito.

Giornali locali che scrivono, omettendo ovviamente nel titolo il luogo, di notizie avvenute a migliaia di chilometri di distanza solo per fare click sono una tragedia dal punto di vista non solo giornalistico, ma di marketing: perché stai distruggendo il tuo prodotto.

Il sistema è degenerato. Sfido oggi un qualsiasi organo di informazione a sapere veramente chi sono i propri lettori.

Perché, da anni, sul web il mantra è il click e il solo risultato editoriale raggiunto è stato quello di aver abbassato radicalmente il livello qualitativo del proprio sito per aumentare il numero dei lettori, andando incontro alla fame di curiosità e tralasciando la necessità di ricevere informazioni. Di fatto, si è seguita la pancia della gente, abbandonando la testa.

Per questo la partita la vincerà chi aumenterà il livello qualitativo del proprio lettore (e, ovviamente, del proprio lavoro).

Il mantra da seguire, mai come oggi, è prendersi cura dei lettori consapevoli, come quelli che leggono fino in fondo un articolo o partecipano alle discussioni sui social, che criticano o offrono consigli, perché – possiamo starne certi – è in quella platea che si troverà chi poi si affilierà, si abbonerà, parteciperà alla vita del media.

Un lettore distratto, che incontra per sbaglio o cadendo in qualche “trappola social” il tuo giornale, ti regalerà al massimo qualche click ma non ti lascia e non ti lascerà mai niente in termini di valore, umano e commerciale.

* Fondatore WaterOnMars