di Maurizio Franco

Costruire tre nuovi svincoli della tangenziale e realizzare “mega-parcheggi” da 60 mila metri quadri per duemila posti auto nelle cave di tufo nel quartiere Sanità. Uno studio da 500 mila euro racimolati dai fondi previsti dal Contratto di sviluppo del centro storico di Napoli: 90 milioni di euro, frutto dell’accordo siglato nella prefettura del capoluogo partenopeo tra il Governo, la Regione Campania e l’amministrazione comunale targata Luigi De Magistris. Il protagonismo della Terza municipalità e di Tangenziale S.p.a di Napoli.

L’obiettivo è collegare la zona di Capodimonte al resto della città. Un progetto però che ha destato polemiche. Generando preoccupazioni e diatribe anche all’interno della stessa maggioranza comunale. Mentre il presidente della terza municipalità, Ivo Poggiani – del partito Dema – ha salutato con gioia la proposta, la consigliera Laura Bismuto – sempre in quota Dema ma in dirittura di uscita – ha espresso forte contrarietà alle possibili trasformazioni urbane.

La rete Set – Sud Europa di fronte alla turistificazione – ha lanciato un appello per dire “No” al progetto dei parcheggi tra le viscere di pietra porosa del rione Sanità e l’ampliamento della Tangenziale. E un “Sì” per implementare la mobilità sostenibile. Italia Nostra, Wwf Napoli, l’ex Opg Je so’ Pazzo sono solo alcuni dei gruppi che hanno sottoscritto e promosso il comunicato.

«Escludiamo che nel 2019, in piena crisi climatica – si legge nella petizione – un progetto del genere possa essere ritenuto coerente con un modello di sviluppo sostenibile dei trasporti urbani. Numerosi studi dimostrano che l’aumento dei nodi di una strada a scorrimento veloce non decongestiona il traffico, anzi, e che il potenziamento delle infrastrutture per il trasporto privato non distribuisce i flussi, ma al contrario ne aumenta la portata».

Inoltre «la costruzione dei piloni di sostegno delle rampe avrebbe un impatto ambientale devastante sull’area verde interessata dal progetto, quella compresa tra la Sanità, i Colli Aminei e Capodimonte; un’area verde di alto valore paesaggistico e ambientale, attualmente vincolata sia dal Piano Regolatore sia dal Parco Metropolitano delle Colline di Napoli».

Le associazioni rimarcano «che nel Piano Regolatore di Napoli è prevista la realizzazione della linea 9 – nota come “Metropolitana dei due Musei” – che potrebbe collegare facilmente la stazione Museo di piazza Cavour (linea 1) con il Museo Nazionale di Capodimonte e la stazione dei Colli Aminei (linea 1), dove peraltro esiste già un parcheggio di interscambio, riducendo il traffico veicolare della zona».

Tradotto, mobilità sostenibile e trasporto pubblico «su cui il Comune non investe» denunciano dalla rete Set. Un esempio? «L’amministrazione napoletana ha approvato un progetto di riqualificazione di via Partenope (una delle strade che compongono il lungomare della città) utilizzando circa 13 milioni di euro di soldi pubblici destinati alla mobilità, previsti nel Pon Metro».

L’appello promosso dalle associazioni e dai centri sociali di Napoli vede tra i firmatari alcuni intellettuali simbolo della lotta contro la speculazione edilizia e per la tutela del patrimonio culturale, come lo storico dell’arte Tomaso Montanari, l’ex assessore di Roma Paolo Berdini e l’urbanista Vezio De Lucia. «Oggi siamo nel 2019 e abbiamo un grande problema rispetto al traffico e alla mobilità» dichiarano ancora dalla rete Set. «Noi guardiamo alla Napoli del 2030 e la immaginiamo senza auto e ulteriore cemento. Spendere soldi per un progetto come questo significa non riuscire a prefigurare la città in maniera diversa».