di Valerio Guzzo

ROMA – «Noi siamo eredi di una lotta che nasce negli anni Settanta», afferma orgogliosamente Anna del Forum per la tutela del Parco di Aguzzano e Casale Alba 2. La storia del Parco di Aguzzano è un capitolo importante di una comunità che si è sempre battuta per la sua tutela, a partire dalla lotta per l’istituzione del Parco nel 1989.

Siamo alla periferia romana, tra Tiburtina e Nomentana, non lontano dal fiume Aniene. Dietro il quartiere Rebibbia, noto per il carcere, c’è un polmone verde in una zona sommersa e soffocata dal cemento. All’interno di questo Parco spiccano tre casali, eredità di una tradizione agricola novecentesca. Alla Regione spetta la gestione dell’area naturale, al Comune la proprietà dei casali; in uno di questi (Casale Alba 1) l’amministrazione municipale del IV Municipio – guidata dal M5S – vorrebbe impiantarci una non meglio specificata pizzeria, rigorosamente «made in Italy».

Si dà il caso però che questo immobile non può essere dato in concessione a privati con scopo di lucro, secondo il regolamento comunale sui beni di patrimonio indisponibile. «L’amministrazione dovrebbe essere il primo ente a saperlo, invece fa finta di niente» attacca Alessandro, militante del limitrofo Casale Alba 2, occupato nel 2012 per sventare il progetto dell’estensione del carcere femminile di Rebibbia.

Il Forum per la Tutela del Parco di Aguzzano, istituito lo scorso 9 febbraio, si occupa del coordinamento di realtà sociali, scuole, poli culturali, associazioni e comitati dei quartieri Rebibbia, Ponte Mammolo e Casal de’ Pazzi. «Non vogliamo che il Casale sia svenduto ai privati» insiste Anna, che come il resto del Forum vorrebbe che il Casale Alba 1 fosse gestito per attività socio-culturali rivolte agli abitanti della zona.

«La decisione su questo casale vogliamo sia collettiva, frutto di un processo partecipativo, ma la Giunta grillina ci sta ignorando. Vorremmo che al posto di una pizzeria privata il casale possa diventare una succursale del vicino museo archeologico Casal de’ Pazzi, con percorsi tematici e didattici», spiega Alessandro, in prima fila al corteo dello scorso 30 marzo che ha visto oltre un migliaio di persone scendere in piazza per i “suoi” Casali.

La manifestazione, a cui il fumettista Zerocalcare ha regalato la locandina finita sulla copertina di Internazionale, è stata indetta per contrastare la chiusura al dialogo da parte della Giunta e per reagire agli attacchi intimidatori denunciati dai militanti del Casale Alba 2.

«Abbiamo attivato dei tavoli tematici per il percorso partecipato sul Casale Alba 1 e sul Parco di Aguzzano: non ci fermeranno» è la risposta e la certezza che hanno Anna e Alessandro, generazioni differenti ma entrambe impegnate nella difesa di uno spazio che sta mobilitando un intero quartiere. Perché, come ha scritto Zerocalcare, «a noi ce bastano comunità solidali che resistono».


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