di Maurizio Franco

Uno sciopero nel cuore dell’industria tessile italiana. E il pestaggio «a sangue» dei lavoratori. È successo a Prato il 19 giugno, davanti ai cancelli della Gruccia Creations, azienda cinese che produce stampelle per vestiti. A denunciare l’accaduto è il sindacato Si Cobas, protagonista delle rivendicazioni e delle proteste che da mesi infiammano il quadrilatero toscano del made in Italy. E questa mattina, 21 giugno, in solidarietà alle «aggressioni squadriste» e alle violazioni perpetrate dalla società e segnalate dai “dipendenti”, l’organizzazione sindacale ha lanciato un altro sciopero. Un intero comparto produttivo in agitazione e un presidio composto da un centinaio di lavoratori.

Gli operai pakistani avevano incrociato le braccia quando l’azienda aveva disertato il tavolo di concertazione per la regolarizzazione delle condizioni lavorative. I lavoratori contestavano alla Gruccia Creations orari e turni improponibili: 12 ore al giorno di lavoro ininterrotto senza un contratto. Nessuna tutela e diritti negati. A poco meno di 900 euro al mese. Intimidazione e violenze nei capannoni.

«Avevamo raggiunto con l’azienda un accordo il 12 giugno per l’assunzione degli operai e il rimborso retributivo. Avevamo in programma un altro incontro. Ma le risposte che ci hanno fornito si sono tradotte in pugni e calci in faccia con una decina di lavoratori all’ospedale» dichiara Luca Toscano, responsabile territoriale del Si Cobas.

Insieme a Sarah Caudiero, l’altra portavoce dell’organizzazione, il sindacalista ha ricevuto un foglio di via: per i prossimi tre anni, Prato gli è interdetta. I due potranno entrare nella città toscana soltanto per svolgere attività sindacale, previa comunicazione alla Questura.

Il motivo? La pericolosità sociale dei due attivisti che da anni si battono per i diritti dei lavoratori nella provincia produttiva più redditizia del Paese. Raccogliendo vittorie anche significative. «Questa situazione è roba di altri tempi. La lotta dei lavoratori è concepita come un problema di mero ordine pubblico da reprimere attraverso dispositivi amministrativi come il Daspo urbano – dichiara Luca Toscano – Sono socialmente pericoloso perché sto in prima linea per difendere i diritti dei lavoratori. Queste mobilitazioni spaventano i piani alti perché dimostrano la nostra forza».

Condizioni degradanti e di sfruttamento che inondano le fabbriche del taglia e cuci tricolore. Africani, bengalesi e cingalesi nelle maglie del caporalato industriale. Ma l’ispettorato del lavoro? «I controlli ci sono stati. Ma gli strumenti di cui dispone l’ente territoriale sono spuntati. Una multa non intacca i profitti milionari dell’industria tessile di Prato. Guadagni che per molte aziende si fanno sulle spalle dei lavoratori schiavizzati e sfruttati» racconta il sindacalista del Si Cobas.

Intanto Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra Italiana, ha annunciato un’interrogazione parlamentare al Governo. «Vogliamo sapere se verranno mandati subito gli ispettori del lavoro, e vogliamo sapere in Parlamento se le forze dell’ordine presenti siano intervenute a difesa dei lavoratori che protestavano, e in caso negativo – ha dichiarato l’onorevole – quali siano stati i motivi del non intervento di fronte al pestaggio e quali iniziative siano in corso per individuare gli aggressori».