di Giulia Polito

ROMA – Il viaggio, la traversata infinita, il sogno di una vita migliore da inseguire. Una terra promessa da conquistare. E’ una storia comune a migliaia di persone proveniente dai Paesi in guerra o in via di sviluppo. Una storia che accomuna anche Joshua e Boubou, provenienti dalla Nigeria e dal Mali. Il primo, albino, ha subito per una vita discriminazioni: in Africa perché troppo diverso, in Italia perché migrante. Prima di arrivare qui è passato dai centri di detenzione della Libia. Boubou viene invece dal Mali: le notizie di cronaca recenti restituiscono la fotografia di un paese in cui, tra attentati e guerriglie, è sempre più difficile vivere.

I due si sono conosciuti allo Sprar di Firenze. Le loro storie le hanno raccontate a singhiozzi e ancora non hanno finito. Oggi però hanno un altro capitolo da scrivere, un piccolo punto fermo da cui ricominciare: Villaggio EquiAzione, che opera sul territorio di Roma e dei Castelli Romani, dove si ricostruiscono vite. Quelle delle persone, nel caso di Joshua e Boubou, ma anche quelle dei cavalli salvati dallo sfruttamento e dai maltrattamenti che qui hanno trovato rifugio. Grazie al progetto “Sesamo”, sostenuto dalla Fondazione nazionale per le comunicazioni, l’associazione Terra! Onlus ha avviato un percorso di formazione e inserimento lavorativo per Joshua e Boubou nelle attività di EquiAzione. Oggi hanno un contratto di apprendistato, una retribuzione e un lavoro che permette loro di vivere nella natura.

L’idea nasce dal ritorno sempre più preponderante all’agricoltura, un tema su cui la politica continua a confrontarsi. Molte persone intanto hanno già fatto una loro scelta grazie anche al lavoro di decine di organizzazioni che operano in questo settore. Il progetto Sesamo è nato allo scopo di mettere insieme le due direttrici su cui Terra! ha sempre lavorato: da un lato la ricerca delle campagne sulle filiere agroalimentari, dall’altro la formazione ecologica per i giovani.

«Sono venuto dalla Nigeria perché sono nato con la pelle chiara – racconta Joshua – e nel mio paese le persone come me vengono perseguitate». Qui ha trovato anche spazio per coltivare il proprio talento all’Orchestra dei Braccianti che coinvolge musicisti e lavoratori agricoli di varie nazionalità, alcuni dei quali sottratti al caporalato e alla vita nei ghetti. «Musica, natura e un rapporto con gli altri improntato al rispetto alla collaborazione» riassumono i promotori del progetto. Una cura per le persone e per gli animali rimasti invisibili agli occhi degli altri.