di Giulia Polito

ROMA – Dal Regno Unito agli Usa, al Sudafrica alla Thailandia. E poi Paesi Bassi, Israele, India, Grecia. Nel mondo la maternità surrogata è già presente in molti Paesi ma con normative differenti. L’ordinamento italiano al momento la vieta. Motivo per cui molte coppie, etero ed omosessuali, decidono di andare all’estero, destinando cifre importanti che si aggirano in media tra le 60 e le 80 mila euro. E innescando spesso lunghi dibattiti di natura etica e giuridica a cui oggi non si è ancora data una risposta. A mettere a sistema la gestazione per altri ci prova l’associazione “Luca Coscioni”, che proprio nei giorni scorsi ha presentato una proposta di legge che prende spunti da altre normative già esistenti (Regno Unito e Usa, ad esempio) plasmandoli sulla realtà giuridica nostrana.

L’idea nasce da un primo tentativo di riforma del libro primo del codice civile del 2009. Una proposta che venne depositata ai tempi dall’onorevole Rita Bernardini e mai calendarizzata. Ma che servì, come spiega a Il Paese Sera il segretario dell’associazione Coscioni, Filomena Gallo, «come spunto per altre cose, come la riforma del divorzio breve o le unioni civili». Il testo conteneva già un punto che riguardava la maternità surrogata, diventata poi negli anni una proposta autonoma rispetto al resto. E che, secondo i promotori, guarda in favore di tutti: le coppie che non possono avere figli e la tutela della gestante.

Nel 2016 è stata presentata la prima proposta di legge. «Un modo – ha spiegato Gallo – per trovare altri soggetti che ci dessero una mano». E così è stato: alla nuova proposta hanno contribuito anche l’associazione Certi Diritti, Famiglie Arcobaleno e il portale di informazione giuridica Articolo 29.

Il testo prevede otto articoli in cui «ogni espressione tecnica viene spiegata per evitare l’eventuale ricorso a interpretazioni distanti dalle intenzioni dei proponenti o del legislatore. La disciplina elenca a questo scopo i criteri soggettivi obbligatori per la gestante e per i genitori intenzionali». Nel disegno di legge attuale si parla di una forma di gestazione solidale, quindi non vincolata da un contratto commerciale ma stabilita da un accordo tra le parti. La gestante ha la possibilità di revocare il proprio consenso: «Nel caso in cui la coppia sia d’accordo si risolve tutto con una revoca dell’accordo. Altrimenti si richiede l’intervento di un giudice». Le donne che si prestano volontariamente alla gestazione per altri dovranno già essere madri, non potranno avere più di tre figli per altri e dovranno avere il consenso del partner. Non devono esserci di base problemi di natura economica.

Al centro delle intenzioni dei promotori c’è la tutela della donna e del bambino. «La gestante – spiega ancora Gallo – dovrà diventare parte della famiglia. È prevista una polizza assicurativa per i rischi legati alla gravidanza, un rimborso completo delle spese sostenute (alimentazione, abbigliamento, cure mediche e tutto ciò che concerne la qualità della vita e la salute della donna)». Al momento della stipula dell’accordo le parti possono anche prevedere che la madre naturale conosca e frequenti il bambino. «Al fine poi di superare ogni ostacolo al riconoscimento dei minori nati in seguito alla gestazioni per altri, anche all’estero, il testo suggerisce di far acquisire al bambino, sin dal trasferimento in utero dell’embrione, lo status di figlio legittimo o legalmente riconosciuto dai genitori, senza alcun riferimento alle circostanze con le quali è avvenuto il concepimento e la gestazione».

«Tutte le leggi possono essere migliorabili ma intanto dobbiamo iniziare a parlarne e a proporre» chiosa Gallo. Il pensiero è rivolto a Maria Laura Catalogna, una donna con una rara sindrome che l’ha portata alla perdita dell’utero e delle tube. O a Novella Esposito che a seguito della prima gravidanza, di un distacco di placenta e una brutta emorragia oggi non può più avere figli. E ancora Maria Sole, nata con una grave malformazione della vagina. Storie di donne costrette a rinunciare alla maternità. Ma a cui, altre donne, potrebbero regalare l’opportunità di avere figli. A patto di avere una legge giusta dalla loro parte.

 


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