«Vi racconto – da dentro – cosa sta accadendo in Rai»

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di Riccardo Laganà

“Via le mani dalla RAI”, “fuori la politica dalla RAI”, “la RAI è dei cittadini”, “il nostro editore è il cittadino che paga il canone”. Tutte frasi buone per la campagna elettorale, per qualche intervista o semplicemente una speranza; la realtà è ben altra e se ne accorge subito chi si interessa dell’argomento o chi vive l’azienda di servizio pubblico dall’interno. C’è poi un livello in cui tutto diventa magnificato, un punto di vista speciale è quello che assume il consigliere di amministrazione eletto dai dipendenti. Una possibilità dal “sen fuggita” al governo Renzi nella legge di riforma del servizio pubblico. Da una parte si consegna la RAI nelle mani del governo spernacchiando la Costituzione, dall’altra si pone un guardiano interno all’azienda, in CdA strabici tra politica di riferimento ed Azienda con leve e bottoni che appaiono e spariscono nel giro di una telefonata.

Per me la RAI è un bene pubblico, un Bene Comune e come tale va trattata. Ogni minuto di un programma messo in onda non può essere usato per altri scopi se non quello di ricostruire il tessuto sociale e culturale del Paese ormai lacerato da campagne elettorali senza fine.

Educare, intrattenere, informare ma aggiungerei includere in un tempo in cui in molti si sentono esclusi e senza voce. Non basta più scrivere un bel contratto di servizio per pretendere un canone, occorre dare seguito al grido di dolore di un paese smarrito che ha bisogno di riferimenti culturali e sociali per poter tornare ad essere consapevole nelle scelte quotidiane.

Questo la RAI deve farlo ma deve essere posta in condizione di agire con una riforma in grado di porre un’intercapedine alla feroce ingerenza politica. Di questo mi sto occupando da anni e di questo cerco di occuparmi all’interno del CdA, inserire al settimo piano Rai il DNA di chi ha a cuore il concetto di bene comune.