di Viola Giannoli

ROMA – A rilento, con qualche brusco arresto e corse saltate, la macchina messa in moto per il Reddito di cittadinanza va avanti. Anpal esulta parlando di «vittoria di gruppo, vittoria dell’Italia», le Regioni pure, convinte che il tabellone registra un 2 a 0 per nel derby con il governo. Dopo il dimezzamento dei navigator da 6mila a 3mila, ieri, durante l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni hanno incassato anche le modifiche richieste sul ruolo dei navigator: non più, come avrebbe voluto Luigi Di Maio, figure centrali nella filiera del ricollocamento (seppur precarie con co.co.co. di 2 anni), ma semplici assistenti tecnici nei Centri per l’impiego.

In pratica il nuovo esercito di 2987 precari – reclutati via quiz con una prova il cui esito risulterebbe tra l’altro falsato, e dunque esposto a migliaia di ricorsi, perché la valutazione basata su un algoritmo è diversa da quanto annunciato nel bando – è stato declassato nel dietro le quinte. Al fianco degli operatori regionali ma non in prima linea nella gestione dei rapporti con i beneficiari del sussidio in cerca di lavoro.

Una misura che potrebbe allungare ulteriormente i tempi. Proprio a discapito dei 5 Stelle che avevano fretta di avviare la loro misura bandiera e invece hanno visto giorno dopo giorno trasformare il reddito in un sussidio incondizionato. I navigator sono stati scelti ma non ancora formati e alcune Regioni, che attendono l’erogazione delle risorse stanziate in Bilancio, hanno bandito in questi giorni i concorsi per l’assunzione complessiva di 4000 dipendenti, a oggi. Concorsi pubblici che hanno i loro tempi. Mentre la Regione Campania continua nella sua opposizione all’arrivo dei navigator.

Un piano «condiviso», arrivato al termine di un incontro «positivo», in cui però ogni parte in causa pone l’accento sui risultati ottenuti a proprio favore.

L’accordo quadro bilaterale dovrebbe essere firmato al Mise da tutte le Regione il 17 luglio. Ma intanto a lumaca va anche il sistema informatico di trasmissione degli elenchi dei beneficiari dall’Anpal alle Regioni. I Centri per l’impiego avrebbero voluto iniziare le convocazioni già il 24 giugno per la sottoscrizione dei Patti per il lavoro, una data slittata già di un mese rispetto agli assunti iniziali. Ma un nuovo stop ha spostato di altri due giorni la tabella di marcia al 26 giugno, ieri, quando però degli elenchi in formato digitale non v’era traccia. Per ora dunque chi si presenta spontaneamente nei Centri riceve solo informazioni orientative. La fase 2 del percorso verso il ricollocamento occupazione non è ancora partita.

Nell’ingranaggio, i grandi esclusi sono i 600 precari storici di Anpal Servizi che da anni si occupano di politiche attive e dunque avrebbero non solo le competenze per formare i navigator ma pure per indirizzare i beneficiari nella ricerca di lavoro e per integrare gli organici dei Centri per l’impiego.

Ritirato l’emendamento al Dl Crescita che prevedeva fondi aggiuntivi per salvare chi ha un contratto a tempo determinato in scadenza (già 20 sono stati espulsi dal luglio scorso), nemmeno nella bozza di convenzione c’è traccia di stabilizzazione, al contrario di quanto era stato loro promesso in primavera.

Una decisione presa per non “appesantire” l’accordo e per contrarre i tempi. Resta la possibilità di aggiungere una postilla successiva alla convenzione che non sarebbe comunque vincolante ma legata alle richieste delle singole Regioni di ulteriore personale di supporto alle politiche attive.

«Speravamo che la nuova convenzione assorbisse la vecchia stipulata quando fummo chiamati a rafforzare le attività legate alla Naspi» spiegano dal Coordinamento dei precari. E invece pare che ogni nuova stagione politica debba portare anche a nuovo personale, sempre precario. «Ora siamo in attesa entro fine mese di una nuova convocazione al tavolo del Mise che però non è ancora arrivata» aggiungono. In assenza di garanzie nuovi scioperi sono già all’orizzonte.