di Filippo Poltronieri
Lo hanno già fatto Milano e Napoli, a maggio. Riduzione di emissioni e un limite ai gas serra, prima dei tempi previsti dagli accordi presi dai grandi del mondo a Parigi, nel 2015. Un buon proposito, certo non la soluzione alle sfide del cambiamento climatico. Ma un tema che dovrebbe interessare anche l’amministrazione capitolina che, a riguardo, non ha ancora adottato alcun provvedimento, seppur di carattere simbolico. Il tempo è ora. Lo ripetono da mesi i ragazzi di Fridays for Future che oggi si sono ritrovati in Campidoglio per chiedere alla sindaca Viriginia Raggi di dotare Roma di una mozione che sta passando l’esame dei consigli comunali di tante città, in Italia e all’estero.

Il primo Comune italiano a riconoscere formalmente l’emergenza è stato Acri, in Calabria, ad aprile. La Gran Bretagna è stato invece il primo Paese del mondo a dichiarare lo stato di emergenza climatica e a impegnarsi ad anticipare i tempi scanditi dalle conferenze sul clima sulla riduzione di CO2. Londra ha deciso: più rinnovabili e meno gas ancor prima del fatidico 2050. Una determinazione che ha posto gli inglesi sul podio dei paladini dell’ambiente e ha reso il Paese il miglior candidato a ospitare la cruciale Conferenza sul clima di dicembre 2020. Un appuntamento importante, la cui organizzazione era molto ambita dall’Italia.

A Roma, secondo quanto riportato dalle ultime note del governo, dovrebbe invece spettare un ruolo ausiliario nell’organizzazione di eventi Pre-Cop e di una conferenza sul clima per i giovani. D’altronde il Senato della Repubblica ha bocciato, a inizio giugno, un provvedimento analogo a quello approvato Oltremanica.

Quale che sia la sede dell’appuntamento internazionale, anche oggi, sotto i consueti 35 gradi dell’estate capitolina, i giovani di Fridays for Future sono in Campidoglio a chiedere che la giunta faccia ogni sforzo per ridurre a zero le emissioni entro il 2030, senza attendere il 2050. Su Change.org c’è una petizione lanciata dal Verde Alfonso Pecoraro Scanio: quasi 30mila firme per chiedere alla Capitale di giocare un ruolo credibile nella lotta sempre più urgente ai cambiamenti climatici.

Sotto la statua di Marco Aurelio, in piazza, i ragazzi chiedono giustizia climatica, democrazia partecipativa e trasparenza. Vogliono che si parli davvero di mobilità sostenibile, che si usino finalmente, e in modo massiccio, le energie rinnovabili nel rispetto della biodiversità. Per la città chiedono un approccio al tema dei rifiuti basato sui dettami dell’economia circolare, pretendono una seria politica abitativa che combatta la cementificazione e il consumo del suolo, vogliono una bonifica del fiume Tevere e un maggiore impegno al dibattito pubblico, nelle scuole e nelle università. Un altro venerdì da Cassandre involontarie, nella speranza che anche la sindaca Raggi si risolva ad appoggiare una battaglia che conosce sempre meno bandiere.

In Italia è emergenza climatica. Le responsabilità del governo del cambiamento