di Valerio Guzzo

ROMA – Santa Maria della Pietà, l’ospedale psichiatrico più grande d’Europa. La storia comincia con la legge 180 (cosiddetta “legge Basaglia”): si “chiudono” i manicomi, ma in realtà si “aprono”. Trentacinque padiglioni di questa immensa struttura incastonata nel verde che arrivò a ospitare anche oltre 4000 pazienti, di cui gli ultimi hanno lasciato le strutture solo alle soglie del Duemila.

Attualmente la maggior parte dei padiglioni sono utilizzati dalla locale Asl Roma 1, mentre alcuni sono stati assegnati ai servizi del Municipio XIV (quello di residenza della sindaca Virginia Raggi) e altri abbandonati. L’uso di questi padiglioni è pertanto prevalentemente sanitario; ma «per capire davvero questa storia dobbiamo partire dalla legge dello Stato che prevede che gli ex ospedali psichiatrici siano destinati ad un uso reddituale per la salute mentale», ci dice Massimiliano Taggi del “Comitato Sì può fare”, bevendo un caffè all’ex Lavanderia (padiglione 31), spazio occupato nel 2004 da cittadini e attivisti dell’associazionismo locale e cittadino, sostenuti da Legambiente, Psichiatria democratica e i familiari degli ex pazienti.

A oggi l’ex Lavanderia è minacciata di sgombero dalla Prefettura, finita nella lista delle 22 occupazioni da sfrattare, e la Asl ha staccato luce da almeno due anni. Il Comitato di cui Taggi fa parte nasce nel 2013 per sostenere la presentazione di due proposte di iniziativa popolare per l’uso pubblico, sociale e culturale del Santa Maria della Pietà.

La Finanziaria del 2001 parla di strutture territoriali, in particolare residenziali, nonché di centri diurni con attività riabilitative destinate ai malati mentali da restituire alla cittadinanza, proprio sul progetto della legge 180: «Di questi spazi o se ne fa un uso reddituale o un uso sanitario: sono cose diverse ed incompatibili», insiste deciso Taggi, che è l’anima di questa lotta che va avanti da quasi 25 anni. «Una delle lotte più lunghe in questa città», aggiunge con una punta d’orgoglio.

Sul Santa Maria della Pietà in questi ultimi tempi si è vista una convergenza tra la giunta regionale di Nicola Zingaretti e l’amministrazione comunale di Virginia Raggi: «Ma noi non ci spaventiamo – dice Taggi – abbiamo resistito contro Storace, Marrazzo, i tecnici dell’urbanistica delle giunte Veltroni». L’accordo, secondo le associazioni, sottrae il Santa Maria della Pietà a ogni progettazione partecipata: un accordo che viola – oltre alla citata legge dello Stato – le delibere comunali, le leggi sul Patrimonio e l’uso delle risorse e il Piano Regolatore e che quindi vorrebbe spazzare via le prospettive di un uso socio-culturale, richieste per oltre 20 anni da associazioni, movimenti e dalle migliaia di cittadini che hanno firmato le proposte di iniziativa popolare.

«Parliamo – precisa Taggi – di 6000 firme accolte dall’Assemblea capitolina il 22 luglio 2015 e una legge Regionale (12.000 firme) mai discussa in violazione dello Statuto regionale». Tutte firme autenticate. È una storia di democrazia e ostinata partecipazione, in conflitto permanente con istituzioni ed enti, come documenta dettagliatamente il sito della campagnasipuofare.it, dove è possibile consultare tutti i documenti.

«Se dobbiamo attenerci alla tanto sbandierata legalità, gli illegali sono loro – aggiunge Taggi, alludendo a indagini e arresti per appalti truccati, tangenti e millantato crediti che coinvolsero dirigenti della locale azienda sanitaria – non chi come noi si rifà ad una legge dello Stato (legge 180, ndr) per cui si sono battute migliaia di persone». Un movimento che continuerà a dare battaglia e a vigilare su ogni atto, delibera o legge. Perché «libertà è partecipazione». E la lotta del Santa Maria della Pietà è qui a ricordarcelo.

Il tour de il Paese Sera all’interno dei 22 immobili inseriti nella lista “da sgomberare” del Viminale.

Puntata 1 – Metropoliz, la “casa-museo” che fa impazzire Salvini

Puntata 2 – Alle “Porte di Roma”, l’anomalia di via Volonté

Puntata 3 – Storia e memoria del Nuovo Cinema Palazzo, l’agorà di San Lorenzo

Puntata 4 – I 12 anni di precarietà di Corso Italia 108

Puntata 5 – L’occupazione “meticcia” di viale delle Province 196

Puntata 6 – Acrobax, da cinodromo a laboratorio di idee