di Daniele Nalbone

Continua il tour de il Paese Sera all’interno dei 22 immobili inseriti nella lista “da sgomberare” del Viminale.

Due lettere. La prima, inviata direttamente al Sovrano Militare Ordine di Malta, proprietario dell’immobile. La seconda, per conoscenza, a Papa Francesco. Le trenta famiglie che da dieci anni vivono nell’immobile di via Antonio Tempesta, ex Asl (Azienda sanitaria locale) occupata a settembre del 2009, chiedono una soluzione ora che l’edificio è stato inserito tra i 22 da sgomberare “con urgenza” da parte del ministero dell’Interno. Chiedono un incontro, di non essere considerati – per una volta – uno «scarto», un «rifiuto sociale».

Zemmali ci apre la porta di casa. Un caffè. I bambini che giocano sul divano. Inizia a raccontare la sua storia, che poi è molto simile a quella delle altre famiglie del palazzo. «Tutti gli occupanti di via Tempesta sono in graduatoria per un alloggio popolare». Un miraggio nella città di Roma. Il suo caso, in particolare, è a dir poco al limite: padre di due bambini, uno dei quali invalido civile al 100%. Zemmali, però, non ha mai preso in considerazione una soluzione personale. Si sente fino in fondo il «rappresentate» di quella che chiama «piccola comunità». Qui vivono 15 bambini, 4 anziani – «due di loro sono disabili» – e parla di «disavventure della vita» che «ci hanno costretto a occupare questo edificio».

«Quando siamo entrati c’erano ancora i macchinari della Asl. Abbiamo più volte contattato la Regione, ma nessuno se n’è interessato». Oggi via Tempesta è un normale condominio: «Non potete immaginare il sudore che abbiamo buttato per rendere vivibile questo posto». Veri e propri lavori di ristrutturazione che, paradossalmente, hanno contribuito anche a mantenere il valore dell’immobile. «Ognuno di noi ha lavorato sodo per garantire alla propria famiglia un’esistenza dignitosa». Che ora, però, con la circolare del ministro Matteo Salvini, è a rischio.

Il fulmine a ciel sereno è stato però ritrovarsi nel famoso elenco del Viminale delle 22 occupazioni «da sgomberare con urgenza». Una notizia che ha colto di sorpresa addirittura lo stesso Ordine di Malta. Come ha spiegato a il Paese Sera Eugenio Ajroldi, direttore delle Comunicazioni, «nessuno ha chiesto lo sgombero urgente». L’ultimo incontro, in Prefettura, risale a due anni fa. «Prima dei famosi casi di Piazza Indipendenza», ricorda, quando decine di agenti in tenuta antisommossa, blindati e idranti sgomberarono gli occupanti, quasi tutti rifugiati eritrei.

Un’immagine, quella dei getti d’acqua esplosi contro donne e bambini, che hanno segnato per sempre l’immagine della Capitale in tema di politiche abitative.

«Chiediamo anche noi», ci spiega Ajroldi, «una soluzione vera». L’ipotesi di uno sgombero forzato non è minimamente sul tavolo. Almeno per l’Ordine di Malta. «La nostra linea è quella di una soluzione per tutti gli occupanti, single compresi». Ma c’è un punto in particolare sul quale l’Ordine non transige: «Vietato separare i nuclei familiari».

Dall’Ordine di Malta si dicono pronti «a incontrare le istituzioni per trovare una vera soluzione per le famiglie» e «solo dopo» per l’immobile occupato. Per questo sottolineano che «da dieci anni paghiamo regolarmente le utenze a noi ancora intestate», quasi a continuare sul solco segnato da Papa Francesco e dal suo Elemosiniere, Konrad Krajewski, che si calò nel tombino di Santa Croce in Gerusalemme per riattaccare la luce al palazzo occupato da decine di famiglie. Quindi «non c’è nessuna morosità», perché «nessuno, a maggior ragione famiglie con bambini o anziani, può vivere senza acqua. E senza un tetto sulla testa».

Un caso particolare, quindi, quello di via Tempesta. Da oltre due anni nessuno, fronte proprietà, ha chiesto lo sgombero. Non ci sono motivi di ordine pubblico. Le famiglie cercano un dialogo con l’Ordine di Malta. L’Ordine di Malta lo cerca – finora invano – con la politica. Ma intanto il Viminale, senza alcun apparente motivo di “urgenza”, preme per liberare un palazzo nel quale hanno trovato rifugio sessanta persone.

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Puntata 2 – Alle “Porte di Roma”, l’anomalia di via Volonté

Puntata 3 – Storia e memoria del Nuovo Cinema Palazzo, l’agorà di San Lorenzo

Puntata 4 – I 12 anni di precarietà di Corso Italia 108

Puntata 5 – L’occupazione “meticcia” di viale delle Province 196

Puntata 6 – Acrobax, da cinodromo a laboratorio di idee

Puntata 7 – La battaglia dell’ex Lavanderia nel cuore di un vecchio ospedale psichiatrico


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