di Daniele Nalbone

ROMA – Tra qualche mese “Oz”, la fabbrica recuperata in via Partini, a Portonaccio, cambierà casa. Il 9 aprile scorso, tramite asta pubblica, il gruppo Bnl/Bnp Paribas è diventato il nuovo proprietario delle ex officine RSI, dove tuttora è attivo il progetto di Officine Zero.

Un tempo in quell’area di 20 mila mq sorgeva una fabbrica per la manutenzione e la riparazione dei treni notte. Poi arrivò l’alta velocità e quei vecchi vagoni sgangherati non servivano più. Come non servivano più gli operai che ci lavoravano.

Officine Zero ha inizio da qui: dalla lotta degli operai licenziati, dall’occupazione, affiancata e sostenuta da attivisti provenienti da alcuni spazi sociali della città, e da singoli lavoratori (fotografi, giornalisti, ricercatori, storici, organizzatori di eventi, architetti, falegnami, fabbri, artigiani) autonomi e precari.

Fino a oggi Oz-Officine Zero è stato un progetto di rigenerazione urbana e, potremmo dire, di rigenerazione lavorativa nel quartiere romano di Casalbertone.

All’interno: un coworking da 20 postazioni, una falegnameria, un reparto di verniciatura e uno di saldatura, due officine comuni per la lavorazione artigianale, un’officina di design, un laboratorio di tappezzeria, uno studio di sartoria, una sala di posa e due spazi – il capannone denominato Rialzo e la sala SKF – per piccoli e grandi eventi.

Oz-Officine Zero ha tentato inutilmente di salvaguardare e valorizzare la propria azione di rigenerazione dal basso chiedendo al Comune di Roma ed al IV Municipio di riconoscere la pubblica utilità del progetto, prima per evitare l’area dalla vendita e poi per faclitare l’interlocuzione con qualsiasi possibile investitore.

Quel dialogo con la banca – quella Bnl che è già proprietaria di un’area adiacente, accanto alla stazione Tiburtina, dove ha tirato su il suo headquarter – è stato definito «complicato» dagli stessi occupanti ed è cominciato in salita: «L’abbiamo portato avanti fino a oggi e senza mai mollare la presa sulle istituzioni locali, perché un progetto sociale non può e non deve fronteggiare da solo una trattativa tanto difficile con un soggetto privato di tali dimensioni».

Il 31 luglio 2018, dopo diversi tentativi per riuscire ad ottenere uno spazio all’interno delle ex Rsi, alla presenza di Roma Capitale e Regione Lazio, «abbiamo accettato il compromesso»: uscire dall’area occupata in maniera pacifica in cambio dell’impegno da parte di Bnl ad acquistare uno spazio alternativo, idoneo allo sviluppo del progetto, non lontano da Portonaccio, che venga messo a norma e in cui vi vengano trasferiti gli strumenti ed i macchinari già in uso».

«In questo nuovo sito, se la trattativa andrà a buon fine come ci auguriamo, nascerà la nuova Oz-Officine Zero. Abbiamo scelto di correre il rischio, abbiamo scelto di preservare il progetto e le persone che vi lavorano con fatica da anni, provando a sperimentare la sinergia tra realtà sociali, privati e istituzioni come possibile strada per l’avvio di azioni positive sulla città».

A oggi è proprio questa sinergia ad avere ancora bisogno di essere messa in pratica, soprattutto dal lato delle istituzioni, «dalle quali ci aspettiamo che vogliano finalmente agire come decisori politici che indirizzano il disegno urbano».

Non si tratta – precisano – «di creare eccezioni né nuove regole, ma di interpretare le norme esistenti», in particolare la nuova legge di rigenerazione urbana, in relazione al piano regolatore in vigore, «per rendere possibili queste azioni, poiché non di rado le esperienze innovative vanno oltre le figure giuridiche esistenti, e la collocazione delle loro attività rende comunque necessaria una decisione politica e culturale che permetta loro di arrivare alla formalizzazione».

«Nel nostro caso – concludono i lavoratori e attivisti di Oz – ci troviamo di fronte alla necessità di uscire rapidamente dallo spazio che attualmente occupiamo, per far fronte alla richiesta del privato acquirente, e di dover entrare quanto prima in quello nuovo, che dovrà essere però ristrutturato per poter accogliere macchinari e persone».


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