I 12 anni di precarietà di Corso Italia 108

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di Daniele Nalbone

È un palazzone di sei piani nel cuore di Roma. Dalle finestre dell’occupazione di Corso Italia 108 ci si affaccia su Porta Pia. Eppure, se parli con i passanti – la maggior parte persone che corrono velocemente verso il proprio ufficio – in pochissimi sanno che questa è un’occupazione. Da qualche settimana, una delle 22 sotto sgombero, inserita nell’ormai famosa “lista nera” del Viminale. Sono passati 12 anni da quando, era il 2007, decine di famiglie entrarono in questo stabile. Il portone è stretto tra le due vetrate del cinema Europa. Dentro, oggi, circa 150 persone. Tantissimi i bambini, nati negli anni all’interno dell’occupazione.

Dove oggi ci sono i mini-appartamenti, in media di 20mq l’uno, una volta c’erano gli uffici dell’allora Inpdap. Oggi la cassa di previdenza e assistenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica fa parte del “colosso Inps”. E questo immobile è uno dei tanti che l’ente sta cercando di mettere sul mercato per fare cassa. Dismettere il patrimonio non più funzionale all’esercizio delle proprie funzioni è il nuovo mantra per risanare i bilanci.

Dopo una lunga battaglia legale, l’Inps ha ottenuto dal Tribunale di Roma il sequestro preventivo dell’immobile. Da allora il Municipio 2 ha intavolato una trattativa con la proprietà per arrivare a una soluzione: trovare un’alternativa alloggiativa per le famiglie da 12 anni residenti nello stabile.

L’interesse di tutti è uno soltanto: evitare una nuova Piazza Indipendenza, con blindati a occupare una piazza centrale della città, in questo caso piazzale di Porta Pia, agenti in tenuta antisommossa a fare irruzione nello stabile, trascinando via intere famiglie.

Quel giorno, era la fine di agosto del 2017, furono poi gli idranti della polizia a far svuotare la piazza che, intanto, si era riempita non solo di persone sgomberate ma anche di attivisti arrivati da ogni angolo della città. Un’immagine che ha segnato la storia recente di Roma, con tanto di articoli e polemiche sugli organi di stampa internazionale. Al centro, lo sgombero violento di centinaia di rifugiati e richiedenti asilo, in maggior parte eritrei, che da anni avevano trovato un tetto negli ex uffici di Federconsorzi.

Gli abitanti chiedono «soluzioni». Appartamenti in cui trasferirsi. In cui finalmente avere una vita stabile, non più precaria. Altrimenti «da qui non usciamo. Devono cacciarci fuori». E la mente ritorna a Piazza Indipendenza.

«Dobbiamo resistere e mettere in campo ogni possibile soluzione» spiega a Il Paese Sera la presidente del II Municipio, Francesca De Bello. «Dopo i fatti di piazza Indipendenza, avendo tre occupazioni nel nostro territorio, abbiamo cominciato a ragionare su come evitare simili casi». Ma ora che Salvini vuole chiudere la partita, la tensione è tornata a salire. «Abbiamo fatto un censimento nell’immobile di Corso Italia e attivato i servizi sociali per i nuclei familiari più in difficoltà. Nel frattempo con l’Inps abbiamo iniziato un’interlocuzione per cercare una soluzione per gli occupanti. La nostra linea è chiara: senza alternative alloggiative, da Corso Italia e dalle altre occupazioni non deve uscire nessuno».

Al momento la situazione è in una fase di stallo. L’occupazione di Corso Italia è sul tavolo della Regione, al quale siede anche il comune di Roma. Il prossimo 7 giugno riprenderà la discussione con l’obiettivo di arrivare a una soluzione che riguarderà «non solo i nuclei familiari numerosi, le cosiddette fragilità, ma anche ai single e alle coppie. Dobbiamo trovare una soluzione per tutti». L’Inps si è detta disponibile a mettere a disposizione altri alloggi. Ma la presidente Del Bello guarda oltre la semplice alternativa: «Ci sono tanti bambini che vanno nelle nostre scuole, il livello integrazione all’interno di questa occupazione è altissimo». Per questo «vogliamo evitare che queste famiglie si allontanino dal II municipio». Al vaglio c’è anche la possibilità di utilizzare il patrimonio abitativo “non Erp” (Edilizia residenza pubblica, ndr) della Regione. Una cosa, però, è certa: «Basta sgomberi con la forza. L’emergenza abitativa non si risolve con i blindati».

[Video di Filippo Poltronieri]

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Il tour de il Paese Sera all’interno dei 22 immobili inseriti nella lista “da sgomberare” del Viminale.

Puntata 1 – Metropoliz, la “casa-museo” che fa impazzire Salvini

Puntata 2 – Alle “Porte di Roma”, l’anomalia di via Volonté

Puntata 3 – Storia e memoria del Nuovo Cinema Palazzo, l’agorà di San Lorenzo