di Anna Toro

ROMA – «Non all’altezza, non igienica, poco dignitosa e poco equipaggiata». Sono queste le parole con cui moltissime donne in tutto il mondo descrivono l’assistenza sanitaria a loro dedicata, soprattutto in materia di salute sessuale e riproduttiva. Lo rivela l’indagine – la più grande mai realizzata su questo tema – intitolata “What women want” (cosa vogliono le donne), lanciata dal network internazionale White Ribbon Alliance (WRA) e presentata in occasione del Women Deliver 2019, la conferenza mondiale dedicata ai temi dell’uguaglianza di genere, salute delle donne e diritti umani, che si è appena conclusa a Vancouver.

Lo studio ha visto la partecipazione di 1,2 milioni di donne di tutte le età, provenienti da ogni ceto sociale in 114 paesi. E le risposte non lasciano adito a dubbi: «Le donne vogliono essere trattate con rispetto ed empatia quando cercano e ricevono assistenza sanitaria. Vogliono l’accesso a strutture sanitarie pulite con acqua corrente, servizi igienici e forniture sufficienti per la loro salute – spiega Kristy Kade, Vice Direttrice Esecutiva di WRA – Questi non sono lussi. Possono fare la differenza tra sopravvivere o morire durante il parto». Ogni singola risposta delle donne intervistate sarà raccolta e catalogata in un database che verrà lanciato online entro la fine dell’anno. Da qui, governi e operatori potranno partire per affrontare i cambiamenti concreti, necessari per venire incontro alle esigenze della popolazione femminile.

«In molte parti del mondo, quando si parla di salute sessuale e riproduttiva, le donne devono affrontare tutta una serie di ostacoli che vanno dall’assenza di strutture e personale qualificato allo stigma sociale e culturale» afferma Stefania Burbo, focal point del Network Italiano Salute Globale, presente alla quattro-giorni di Vancouver insieme a una delegazione di Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). «L’indagine della WRA ha ragione, nessuno più di loro sa di cosa hanno veramente bisogno, ed è proprio questa volontà e necessità di partecipazione ciò che più mi ha colpito alla Women Deliver 2019» continua Burbo, sottolineando la presenza di tantissime speaker giovanissime che «con grinta hanno ribadito quanto siano stanche degli interventi imposti dall’alto».

Quasi unica rappresentanza della società civile italiana a Vancouver, il Network Italiano Salute Globale ha ricordato anche l’importanza della scelta del Canada come paese ospitante dell’evento, il più importante al mondo dedicato al tema della parità di genere e dei diritti delle donne. Tra leader mondiali, influencer, avvocati, accademici, attivisti e giornalisti, sono stati 6mila i relatori provenienti da oltre 150 paesi. La convention è stata aperta proprio dal primo ministro canadese Justin Trudeau, che a marzo si è impegnato a portare gradualmente gli aiuti internazionali per la salute delle donne a 1,4 miliardi di dollari entro il 2023, con un aumento da 400 a 700 milioni dedicato alla salute sessuale e riproduttiva. Una mossa senza precedenti, che il Network Italiano Salute Globale spera venga imitata anche da altri Paesi (Italia compresa).

 


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