di Siria Guerrieri

ROMA – Il Salva Roma diventa il Salva Comuni. Trovato l’accordo su una delle misure più attese del Decreto Crescita, e finora rinviate per l’opposizione del Carroccio: i relatori di maggioranza in Commissione Bilancio e Finanze hanno presentato l’emendamento per il cosiddetto Salva Roma, la norma destinata a dare una boccata di ossigeno alla Capitale, alla canna del gas per l’enorme debito di 12 miliardi accumulato negli anni. A cui la Lega però ha associato un fondo per i comuni in dissesto finanziario, a partire da Catania e Alessandria. Ma che potrebbe estendersi poi ad altre città come Torino, Reggio Calabria, Messina e Napoli. I sindaci coinvolti ovviamente esultano ma c’è anche chi dall’Anci fa dei distinguo.

Partiamo da Roma. Del debito monstre sulle spalle del Campidoglio – se venisse approvato il Decreto – 1,4 miliardi passerebbero in capo al ministero dell’Economia, con un alleggerimento consistente del peso degli interessi sulle casse pubbliche capitoline, ma anche statali. Perché dei 12 miliardi di debito storico totale, 9 sono bond stipulati con le banche: sostanzialmente cambiali. Che ogni anno comportano un esborso enorme da parte dei contribuenti, unicamente per pagare gli interessi, arrivati alle stelle: circa 500 milioni. Con l’accordo Lega – 5 Stelle la quota che passa in carico al Tesoro servirà a far scendere sensibilmente proprio il peso degli interessi. E complessivamente il ministero dell’Economia potrà rinegoziare i bond stipulati dalle amministrazioni capitoline fino a due miliardi e mezzo.

L’assessore al Bilancio del comune di Roma, Gianni Lemmetti, può dormire sonni più tranquilli: il default da lui stesso annunciato per il 2022, quel crack che avrebbe portato la capitale nell’abisso, si allontana. La sindaca di Roma Virginia Raggi è entusiasta: «Una vittoria», commenta la prima cittadina. Lo avevamo chiesto diversi mesi fa, poi sono arrivate le europee e si è persa la ragione», dichiara. «Ora finalmente abbiamo tagliato gli interessi alle banche, e Roma e l’Italia avranno due miliardi e mezzo di debito in meno». L’emendamento tuttavia accontenta solo in parte i 5 Stelle, perché non diminuisce l’Irpef capitolina, come invece era stato chiesto dai pentastellati.

Insieme all’ok per la norma Salva Roma però il leader della Lega ha chiesto e ottenuto che il salvataggio venisse esteso agli altri comuni delle città metropolitane in stato di dissesto finanziario. Ottenendo per Alessandria il ripianamento di una parte del debito. Con i risparmi derivanti dai minori interessi pagati alle banche infatti lo Stato finanzierà la creazione di un fondo destinato a coprire parte dei buchi di bilancio accumulati anche per i comuni capoluogo. E Alessandria, che sta molto a cuore del leader della Lega, riceverà per il 2020 e il 2021 20 milioni che andranno a ripianare il dissesto, misura che verrà estesa nei prossimi giorni a Catania.

Abbiamo chiesto un parere sulla norma “Salva comuni” al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, vicepresidente dell’Anci e Presidente di Italia in Comune. «Se la misura proposta crea un vantaggio economico per lo Stato – perché anche Roma è lo Stato, e si tratta di soldi dei contribuenti – e se passando il debito ho delle condizioni vantaggiose in termini di interessi perché ne pago meno e quindi alla fine spendiamo meno soldi sono favorevole», spiega a Il Paese Sera.

«Perché – sottolinea Pizzarotti – non è colpa dell’ultimo sindaco se ci sono dei debiti storici, che risalgono alle amministrazioni che lo hanno preceduto. E se c’è un risparmio per lo Stato è giusto attuarlo. Diverso sarebbe però sganciare il debito e non occuparsene, o non sentirne la responsabilità. Perché è vero che gli interessi in più è giusto non pagarli perché sarebbe uno spreco. Ma noi che a Parma abbiamo risanato 750 milioni di debiti, come altri comuni che hanno fatto percorsi di questo tipo senza nessun aiuto da parte dello Stato, percepiamo come un’ingiustizia aiutare alcuni e sgravare altri», continua il sindaco di Parma. «Un po’ come la rottamazione delle cartelle esattoriali: chi l’ha tenuta lunga non paga rispetto a chi l’ha pagata subito. E questo non va bene. Un conto sono gli interessi e le tematiche finanziarie. Un conto sono i principi di merito, se si è sbagliato qualcuno deve pagare», conclude.

«Per noi è una buona notizia. L’emendamento prevede 20 milioni che vanno a risanare il dissesto di 46 milioni dichiarato dalle precedenti amministrazioni», spiega il sindaco di Alessandria Gianfranco Cuttica di Revigliasco a Il Paese Sera. «Il dissesto è stato dichiarato a luglio 2012. Io lo chiamo il paradosso alessandrino. Perché non si tratta di debiti maturati adesso, ma sono lievitati nel corso della mala gestione del dissesto finanziario, perché originariamente erano solo 31 milioni. Si tratta di debiti che vengono fuori dalla gestione del dissesto stesso fatta dalle amministrazioni precedenti», sottolinea il primo cittadino.

«Certo sono misure che ci vengono incontro, che ci possono aiutare a proseguire nel processo di efficientamento che abbiamo iniziato. Possiamo così appianare i problemi derivanti dal passato e ci mettiamo nelle condizioni migliori per tornare a un riequilibrio del bilancio. Si tratta dunque di un emendamento molto utile, se viene approvato».