di Maria Panariello

ROMA – Il piatto era servito da troppi giorni. L’indagine della Procura di Perugia che ha travolto il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) era il boccone ghiotto che il ministro Matteo Salvini aspettava da tempo, per sferrare un affondo definitivo al mondo della giustizia. Neanche Silvio Berlusconi, che pure aveva richiesto l’elenco dei giudici iscritti a Magistratura Democratica, era arrivato a tanto. «La riposta dei magistrati con il documento del Comitato Direttivo Centrale dell’ANM è stata assolutamente ferma, certo la situazione nella quale ci troviamo è drammatica ed è la magistratura nel suo complesso che rischia di perdere di credibilità». Silvia Albano, giudice della sezione speciale di Protezione Internazionale del Tribunale romano, e componente del comitato direttivo Anm, non ha dubbi che l’inquilino del Viminale abbia avuto con la bufera del Csm terreno fertile.

Il ministro dell’Interno ieri ha infatti annunciato il ricorso al Consiglio di Stato contro il Tribunale di Firenze, che ha cancellato le “zone rosse” – l’ordinanza con cui il Viminale pensava di ripulire le città dal degrado. Ma non si è limitato a questo. Salvini ha dichiarato che passerà ai raggi X i giudici italiani, le posizioni politiche personali, perfino i convegni a cui partecipano, specialmente se vedono la presenza delle Ong. «Si fa riferimento a convegni scientifici, dove possono avere partecipato anche membri di Ong (non di organizzazioni criminali) con particolare esperienza in materia di diritti umani» dichiara Albano a Il Paese Sera. «Salvini ha attaccato l’Asgi (Associazione studi giuridici per l’immigrazione), una realtà in cui professori universitari e avvocati elaborano analisi, fanno ricerca e teoria e la testata “Diritto, migrazione e cittadinanza”, rivista scientifica promossa da Asgi e Magistratura Democratica, che in quanto tale, non ha mai costituito un pericolo per nessuno».

Gli attacchi hanno tutto il sapore delle vecchie liste di proscrizione, visto che ci sono riferimenti concreti all’agire professionale di alcuni magistrati: Rosaria Trizzino del Tar della Toscana, che ha bocciato le zone rosse; Matilde Betti, presidente della I sezione del Tribunale civile di Bologna, che non ha accolto il ricorso del Viminale contro la decisione del giudice monocratico di iscrivere due cittadini stranieri nel registro anagrafico; Luciana Breggia, protagonista di un post del ministro la settimana scorsa. Breggia, presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione del Tribunale di Firenze, insieme ad altri tre giudici, ha adottato il provvedimento che ha dichiarato inammissibile il ricorso del ministro dell’Interno contro il provvedimento ex art 700 c.p.c. che aveva ordinato l’iscrizione anagrafica di un richiedente asilo rifiutata dal comune di Scandicci. «La dichiarazione di inammissibilità pronunciata dal collegio era fondata su motivazioni tecnico giuridiche, ampiamente esposte nel provvedimento, attinenti alle regole del processo civile ed in particolare al fatto che il Ministero non era parte del giudizio di primo grado, ove era parte solo il Comune di Scandicci» continua Albano.

Il 5 giugno il Comitato Direttivo centrale dell’Anm ha sottoscritto anche un documento a difesa della giudice Breggia, finita nel mirino di Salvini già con un post su Facebook la settimana scorsa, che riprendeva un articolo de Il Giornale: «La critica non è rivolta al contenuto del provvedimento, ampiamente motivato, ma alle supposte “idee politiche del giudice” ed alla sua partecipazione a convegni, peraltro di carattere scientifico».

Delegittimare la magistratura e creare scollamento con la società: sembra essere questo l’obiettivo di Salvini, che con una semplice dichiarazione, «che mette in discussione l’architettura dello Stato di diritto disegnata dalla costituzione pensando di escludere alcuni magistrati dall’attività giurisdizionale in base alle supposte opinioni ritenute ostili al governo» ha subito creato un nuovo nemico, un nuovo terreno di voti. «La magistratura è posta a presidio della legalità, la sua indipendenza è a garanzia dei diritti dei cittadini e dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. Partecipare ad iniziative culturali e scientifiche non solo costituisce espressione del diritto di manifestazione del pensiero, garantito dall’art. 21 della Costituzione, ma è occasione di scambio e crescita culturale. Da sempre i magistrati partecipano a convegni scientifici, che non possono certo venire selezionati sulla base del gradimento da parte della maggioranza di governo del momento».

Albano ribadisce che l’Anm aveva già espresso forti critiche nei confronti di provvedimenti governativi del passato, come la legge Minniti-Orlando del governo Renzi e poi il Decreto Sicurezza. «Interventi tecnici, mai politici»- chiarisce. Sul Decreto Sicurezza, anche il presidente della Repubblica Mattarella, nel promulgare il decreto legge, aveva ricordato che dovevano rimanere fermi comunque gli obblighi sanciti dall’art. 10 comma 3 della Costituzione (che prevede il diritto di asilo) e gli obblighi internazionali dello stato italiano.

Ciò che Salvini attacca è l’interpretazione che i magistrati fanno della legge, che però è la base stessa del diritto: «L’attività interpretativa è l’essenza dell’attività giurisdizionale, da esercitare sempre in armonia con le norme che hanno natura sovraordinata -costituzionali o sovranazionali».


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