di Filippo Testini

ROMA – La spada affonda su tutto il corpo, la maschera protegge i colpi al volto ma produce sudore che annebbia la vista, la pedana limita i movimenti del corpo. Sono alcune difficoltà che uno schermidore conosce bene perché le prova ogni volta che si trova davanti all’avversario. Il prossimo obiettivo dell’Italia è l’Europeo di Düsseldorf (Germania), in programma dal 17 al 22 giugno. E tra gli azzurri che saliranno in pedana c’è Marco Fichera, vincitore di una medaglia d’argento ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016. Un brutto infortunio non gli ha permesso di allenarsi per oltre due mesi, ma il giovane di Acireale si dice pronto e proverà con tutte le forze a centrare il titolo europeo individuale che manca da tantissimo tempo. Dalla prima edizione del nuovo corso, Foggia 1981, vinto da Angelo Mazzoni.

Partiamo dal passato. Come è andata la regular season della Coppa del Mondo? 

«È andata come doveva andare. Positiva la prima parte, sottotono la seconda. Sono comunque soddisfatto finora, agli obiettivi veri devo ancora arrivarci».

Come sta dopo l’infortunio?

«Tutt’ora sono alle prese con una tendinite. Ho un’infiammazione ad entrambe le ginocchia. Sto facendo tutto il possibile per recuperare. Non è facile allenarsi quando provi fastidio».

Presente. Il 17 giugno iniziano gli Europei. Sensazioni?

«Un po’ contrastanti. Devo centellinare le forze per arrivare al meglio alla sfida. E poi non dimentichiamoci il Mondiale… (15-23 luglio a Budapest, ndr). Non temo nessuno in particolare, ci sono tanti rivali competitivi. Alla fine sono pronto a tutto».

Parliamo di lei. Come è nata la passione per la scherma?

«È iniziato tutto per caso. Un mio ex vicino di casa e amico mi ha invitato a fare scherma. Ho provato a 7 anni, poi a 15-16 è diventata una cosa seria. Diversi gruppi mi hanno cercato ma ho scelto le Fiamme Oro, e li ringrazio perché se riesco a fare un’attività sportiva è anche merito loro».

Perché ha scelto proprio la spada?

«Ho iniziato con il fioretto, poi il maestro mi ha fatto cambiare. Avevo caratteristiche fisiche più adatte per questa disciplina. La spada è un mix di concentrazione e pazienza. Saper attendere il momento giusto è fondamentale».

A cosa pensa appena sale in pedana?

«Ti passa in mente tutto ciò che hai fatto negli allenamenti, ma poi ti concentri sui punti deboli dell’avversario e sull’assalto».

Da tifoso della Juventus, le piace Maurizio Sarri?

«Onestamente no per l’atteggiamento che avuto in passato… Ma se fossi un dirigente, e non un tifoso, guarderei più alle caratteristiche dell’allenatore e agli obiettivi da raggiungere».

È molto attivo sui social. Quanto è importante averli al giorno d’oggi?

«Sicuramente il mondo si evolve e sei costretto a stare al passo con i tempi. È tutto più veloce, ma bisogna essere intelligenti e saper usare bene questi strumenti di comunicazione. Servono a portare rapidamente notizie da un punto all’altro, a propagandare un messaggio più o meno positivo. Di contro possono fare cassa di risonanza a chi non ha titolo nel parlare: c’è chi li usa solo per farsi notare, urlare o attaccare».