di Daniele Nalbone

ROMA – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ricevuto venerdì sera una richiesta di “misure provvisorie” da parte dei 36 migranti a bordo di Sea Watch 3 che – al 12° giorno di navigazione “senza meta” – chiedono di poter sbarcare al porto di Lampedusa. La conferma è arrivata da un portavoce della Corte di Strasburgo che si pronuncerà entro il pomeriggio di oggi, lunedì 24 giugno.

«Il ricorso urgente è stato presentato dai singoli individui presenti a bordo» spiega Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, «che hanno il diritto di adire i propri diritti umani alla Corte Europea». In particolare, il ricorso è stato fatto in riferimento all’articolo 3 che stabilisce – testualmente – che “ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. Quello a bordo si configurerebbe come “trattamento inumano e degradante”. Da qui la richiesta alla Corte di indicare all’Italia delle misure che possano ridurre la sofferenza delle persone a bordo «nell’interesse della tutela della loro dignità».

Contestualmente un lungo elenco di associazioni e realtà aderenti all’Osservatorio Solidarietà della Carta di Milano contro la chiusura dei porti ai migranti che vengono soccorsi in mare hanno chiesto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di intervenire sul caso Sea Watch 3.

«Ci rivolgiamo a Lei come alla massima autorità a garanzia del rispetto delle Istituzioni repubblicane e della Costituzione, per chiederLe di intervenire nel caso della nave Sea-Watch3, in stallo da giorni in acque internazionali, al limitare delle acque italiane, con a bordo 43 profughi divenuti ostaggi – insieme ai loro salvatori – di una politica dimostrativa che dimentica vite, esistenze, umanità».

A Lampedusa, ricordano, si è dormito sul sagrato della Chiesa «per chiedere che i 43 naufraghi a bordo, sopravvissuti ai lager libici, vengano accolti in un porto sicuro e smettano di soffrire inutilmente, dopo tanto dolore già patito. Molti di loro soffrono di disidratazione e mal di mare, a causa dell’incessante rollio dello scafo, come affermato dalla comandante della nave».

Intanto la Diocesi di Torino, tramite l’arcivescovo di Cesare Nosiglia, si è detta disponibile ad accogliere le 43 persone che sono a bordo della Sea Watch «senza oneri per lo Stato».


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