“Sentieri di Libertà”: in Sardegna la sofferenza psichica si cura con la montagnaterapia

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di Anna Toro

ROMA – La montagna come metafora della vita, tra salite e cadute, arresti e riprese, sforzo continuo per non perdersi e raggiungere la meta. Quando si parla di sofferenza psichica e psichiatrica questo acquista un significato ancora maggiore, che si riflette nell’iniziativa “Sentieri di libertà”, organizzata in Sardegna dal Dipartimento di Salute Mentale Zona Sud dell’Ats isolana, diretto dallo psichiatra Alessandro Coni: una quattro-giorni di trekking tra i suggestivi Tacchi dell’Ogliastra (nella Sardegna centro-orientale) che si trasforma in una vera e propria psicoterapia di comunità «per combattere i disturbi mentali e ritornare così alla vita».

Partita mercoledì 27 giugno, l’iniziativa vede infatti la partecipazione di circa 220 pazienti di dieci centri di salute mentale dell’isola, e 13 tra comunità e centri diurni. Con loro, altri 80 partecipanti in qualità di operatori specializzati ed esperti di montagna – tra cui il gruppo trekking Andalas de Amistade, pioniere in Italia di questo modello terapeutico – e volontari provenienti da tutta l’isola e non solo.

«Arrivata alla sua quarta edizione, l’iniziativa fa parte di un progetto riabilitativo più ampio che vede la montagnaterapia come percorso di cura per persone che soffrono di patologie mentali» spiega Coni. «L’idea è che camminando tutti assieme si possa pian piano ritrovare se stessi e quindi tornare ad essere liberi». Coni parla infatti di una piccola grande rivoluzione, cominciata nel 2006 quando con la sua equipe decise di uscire dalle quattro mura della clinica e portare i pazienti – da lui definiti «guarenti» – a camminare sui monti: da lì è stata una continua crescita, con un fiorire di progetti, gruppi e iniziative, fino a “Sentieri di Libertà”, diventato l’evento principale dell’anno. «Quella di quasi quattrocento persone in maglietta rossa che camminano insieme in mezzo alla natura è diventata ormai un’immagine potente» commenta Coni.

Un approccio alternativo alla malattia mentale, i cui benefici sarebbero però tangibili. «Abbiamo visto che in montagna si rompono tutti gli schemi, anche quelli che producono le malattie. Si ritrova la fiducia in se stessi e negli altri, si cambiano le prospettive, ci si mette alla prova in un ambiente altro e imprevedibile. Certo, l’organizzazione e la supervisione di esperti e operatori non può e non deve mancare, ma l’idea di fondo è che mentre si cammina siamo tutti uguali, come dei compagni di avventura» spiega il medico che sottolinea, oltre all’aspetto etico dell’iniziativa, anche e soprattutto i benefici dal punto di vista clinico, riscontrati da diversi studi scientifici.

«Contemporaneamente – aggiunge – si riallaccia il rapporto con l’altro e con la comunità». Ad accogliere e ospitare ogni sera i camminatori durante questi giorni di trekking sono infatti i sette paesi ogliastrini della Valle del Pardu – che hanno contribuito anche economicamente al progetto – tra cene e momenti di socialità, informazione e condivisione. «Quella di sentirsi benvenuti è un’esperienza essenziale per persone che soffrono e sono state a lungo emarginate – termina Coni – Questa è infatti la nostra idea di psichiatria nel territorio: la salute mentale come bene comune che tutti dobbiamo contribuire a produrre. Le istituzioni, certo, ma anche i cittadini come singoli e come comunità».