di Maurizio Franco

Continua il tour de il Paese Sera all’interno dei 22 immobili inseriti nella lista “da sgomberare” del Viminale.

ROMA – Era il 2002, poche ore dopo lo sciopero generale indetto dai sindacati confederali. Una street parade aveva tagliato in due la città di Roma. Migliaia di giovani erano in piazza mentre gli operai della Fiat di Termini Imerese rimanevano bloccati davanti a Palazzo Chigi. Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre una fiumana di persone occupò un capannone abbandonato a via Umberto Partini 21. Zona Portonaccio, una lingua di cemento che lambisce la stazione Tiburtina. Così è nato il centro sociale Strike Spa (Spazio pubblico autogestito).

«Abbiamo occupato per dare una risposta ai nostri bisogni. Per condividere i nostri saperi e promuovere cultura indipendente». In poco tempo lo scheletro di ferro e il giardino sono stati riqualificati in uno spazio polifunzionale. In un luogo di aggregazione sociale e culturale che ha segnato la storia della controcultura della capitale. La generazione che ha animato il movimento No Global è stata in grado di tradurre l’esperienza dei “social forum” e della mobilitazione di Genova nell’occupazione. In una delle zone più densamente abitate e attraversate di Roma: il rione Casalbertone arroccato alle sue spalle e il quartiere San Lorenzo. Sono passati 18 anni e l’esigenza di allora sembra ancora permeare i muri dell’occupazione.

Strike Spa è nella lista dei 22 immobili da sgomberare tempestivamente nelle mani della prefetta Gerarda Pantalone e partorita dal Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Il 22 giugno gli spazi sociali e le realtà solidali di Roma scenderanno in piazza «per rivendicare un’altra città».

Attorno al centro sociale c’è un’intera cittadella dell’autogestione. Smantellata pezzo dopo pezzo. Nel 2017 è stata sgomberata la Casetta, un’occupazione abitativa. Nel 2016 l’ex deposito Cotral con centinaia di persone rimaste senza un tetto. E l’area dove sono nate le Officine Zero – una multifactory autogestita, creata sulle ceneri di una fabbrica abbandonata, è stata acquistata dalla Bnl/Bnp Paribas, già proprietaria dell’area al di la della Tiburtina.

«Gli interessi economici con i tentacoli della speculazione edilizia pesano sull’intero quadrante. Uno snodo strategico come hub per lo stoccaggio merci, vista la vicinanza con la stazione Tiburtina». A quanto si apprende, il Comune di Roma ha acquisito l’area nel 2007 da Rcs srl. Quindi proprietà pubblica. «Sono anni che non abbiamo un interlocuzione con le diverse amministrazioni» fanno sapere dal centro sociale.

Strike spa è uno dei punti di riferimento della scena underground capitolina. Eventi culturali e mostre hanno costruito il profilo eterogeneo e multiforme della storica occupazione. Ma non solo. Anche la malleabilità e la conformazione politica dei suoi spazi con cui interpretare le mutazioni economico sociali che si sono susseguite negli ultimi anni.

Ad esempio dal 2004 lo skatepark è stato l’anima del centro sociale. Interamente costruito da giovani senza l’ausilio di sponsor. Gratuito e fruibile da chiunque. La struttura con rampe e corrimano ha colmato un vuoto nella capitale. E ha rappresentato una delle prime forme di riappropriazione e di riconversione di uno spazio metropolitano.

«Abbiamo sperimentato progetti la cui forza partiva dal basso. Estremamente dal basso coniugando le potenzialità dello spazio occupato ai desideri di una comunità che non ha luoghi in cui esprimersi».

Ma l’occupazione di via Umberto Partini è molto altro. Progetto Audio. Un laboratorio composto da tecnici, musicisti e dj che sperimentano nuove forme di intrattenimento e contaminazioni musicali. E il suo portato si riverbera negli eventi che Strike Spa ospita. Con un studio di registrazione e una sala prove in fase di allestimento. Yo Migro! Lo sportello di tutela legale per migranti. Nato dall’omonima campagna politica contro il razzismo. Strakitchen, dove si mangiano leccornie con prezzi alla portata di tutti. La Bottegaia, l’enoteca che accorcia le diramazioni della filiera vinicola facendo incontrare il “consumatore” con il produttore. E la Camera Ops, laboratorio di stampa e sviluppo fotografico, dove avviene una vera e propria miscellanea di conoscenze. E neanche a dirlo, è tutto in autogestione.

Puntata 1 – Metropoliz, la “casa-museo” che fa impazzire Salvini

Puntata 2 – Alle “Porte di Roma”, l’anomalia di via Volonté

Puntata 3 – Storia e memoria del Nuovo Cinema Palazzo, l’agorà di San Lorenzo

Puntata 4 – I 12 anni di precarietà di Corso Italia 108

Puntata 5 – L’occupazione “meticcia” di viale delle Province 196

Puntata 6 – Acrobax, da cinodromo a laboratorio di idee

Puntata 7 – La battaglia dell’ex Lavanderia nel cuore di un vecchio ospedale psichiatrico

Puntata 8 – I Cavalieri di Malta sull’occupazione di via Tempesta: “Prima la dignità delle persone”