di Anna Toro 

ROMA – “Approvare la legge che vieta le aste al doppio ribasso sui prodotti alimentari per liberare la filiera da chi la strangola abbattendo i prezzi con pratiche sleali”. È l’appello che l’associazione Terra!Onlus ha rivolto alla politica, durante l’audizione in Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, avvenuta martedì 7 maggio e dedicata ai temi del caporalato e della filiera alimentare. “Un appello che, almeno a livello politico, sta avendo dei riscontri positivi” spiega il presidente di Terra! Fabio Ciconte: il riferimento è la proposta di legge a firma della deputata Pd Susanna Cenni, che si propone di introdurre nell’ordinamento norme per contrastare il fenomeno della vendita sottocosto e promuovere un’agricoltura attenta alla salute dei consumatori, all’ambiente e ai diritti dei lavoratori impiegati. Vietando, nello specifico, la vendita sottocosto e contrastando le aste a doppio ribasso dei prodotti agricoli.

“Questo è il punto su cui più stiamo insistendo – continua Ciconte – Mi dicono che la proposta potrebbe andare in parlamento a giugno, ma bisogna stare all’erta perché gli iter parlamentari sono sempre complicati. L’ideale sarebbe approvarla prima della stagione di raccolta dei pomodori”. Intanto, però, qualcosa inizia a muoversi anche su un altro fronte, quello più critico, ovvero la Grande Distribuzione: “L’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese, si è espresso pubblicamente ieri, rispondendo ad un mio tweet, sulla necessità di bloccare le aste al ribasso. E non è stato l’unico. Ma il fenomeno purtroppo continua”. Ciconte cita tra gli altri Eurospin, che nel 2018 aveva acquisito 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro a 31,5 centesimi tramite un’asta al ribasso, mentre a inizio 2019, nel pieno della protesta dei pastori sardi, ha utilizzato lo stesso strumento per comprare 10 mila quintali di pecorino romano a 5 euro/kg. “Prezzi irrisori, che rendono impossibile un’equa remunerazione della filiera e spingono verso la crisi interi comparti produttivi, cui non resta che abbassare la qualità e ridurre i costi”.

L’asta al ribasso funziona infatti in questo modo: le grandi catene di supermercati chiedono agli agricoltori un’offerta di vendita per propri prodotti agricoli. Una volta raccolte le proposte, parte subito dopo un’altra gara, partendo però dall’offerta più bassa. Da qui, la competizione fra le aziende agricole per abbassare al massimo i costi di produzione. Con tutto ciò che ne consegue non solo in termini di mercato, ma anche di sfruttamento lavorativo e caporalato, soprattutto ai danni delle categorie più deboli come i lavoratori stranieri. “Non possiamo accettare che dietro a un prezzo attraente si celi il sospetto del caporalato – termina il presidente di Terra!Onlus – è venuto il momento che la stessa GDO isoli i gruppi più spregiudicati e si impegni pubblicamente a rinunciare alle aste al doppio ribasso prima della nuova stagione di raccolta”.