Il dilemma (non legittimo) del tabaccaio

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di Emiliano Rubbi

La notizia è che a Pavone Canavese, a pochi chilometri da Ivrea, un tabaccaio è sceso in strada in piena notte, sorprendendo dei ladri che stavano cercando di derubare la sua tabaccheria, situata proprio sotto l’appartamento in cui vive.

Da lì sarebbe nata una colluttazione e l’uomo avrebbe esploso sette colpi di pistola, uccidendo uno dei ladri e mettendo in fuga gli altri due.

Neanche a dirlo, il ministro Salvini ha immediatamente twittato esprimendo “piena solidarietà” al tabaccaio.

Così, sulla fiducia.
D’altra parte il ladro morto era “di origine moldava”, come si sono affrettati a farci sapere immediatamente tutti gli organi di stampa, quindi non c’era neanche da porsi il problema di cosa avrebbe detto il ministro dell’interno.

Ma l’accaduto mette in luce anche altre cose, in realtà.

In primo luogo che la difesa non è affatto “sempre legittima”, come recita lo slogan salviniano, tanto che il tabaccaio, al momento, è indagato per eccesso colposo di legittima difesa.

Questo perché un furto è qualcosa di diverso da una “rapina” (anche se a quanto pare i seguaci di Salvini non hanno afferrato proprio benissimo il concetto) e, se io sparo addosso a una persona disarmata che non stava mettendo in pericolo la mia incolumità o quella di qualcun altro, né mi aveva fatto pensare di poterlo fare, commetto comunque un reato.

Mettiamola così, tanto per fare un esempio abbastanza vicino nel tempo: il proprietario de La Rinascente non sarebbe stato autorizzato a sparare addosso a Marco Carta e alla sua amica per un supposto tentato furto di magliette sovrapprezzate.

Incredibile, vero?

Un furto non dà il via libera al derubato di uccidere il ladro. Perché si possa parlare di “legittima difesa” ci devono essere dei presupposti, primo fra tutti che qualcuno si trovi in situazione di estremo pericolo, oppure che si possa sentire in tale condizione.

Adesso sarà la procura a decidere se, in questo caso, si sia trattato di legittima difesa oppure si debba demandare la sentenza a un giudice.
Non lo decido io scrivendo un articolo, e per fortuna neanche il tribunale di internet o Salvini.

Chissà se il tabaccaio, domani, sapendo di aver ucciso un uomo, si sentirà soddisfatto di aver difeso così efficacemente la sua proprietà, oppure penserà che, forse, stavolta sarebbe stato meglio svegliarsi un po’ più povero.

Me lo chiedo ogni volta.