di Maurizio Franco

L’ufficiale giudiziario potrebbe arrivare la mattina di mercoledì 26 giugno per notificargli lo sfratto. «Ho dei debiti perché non lavoravo. Sinceramente non capisco l’accanimento delle istituzioni nei miei confronti. Sono trent’anni che vivo in Italia. Oggi ho un lavoro stabile e sono disposto a pagare tutto». Diallo Saliou è di origine senegalese. Simbolo delle lotte operaie del territorio bergamasco. E attivista dell’Unione inquilini, la più importante organizzazione per il diritto alla casa. La sua è un’esistenza trascorsa ad aiutare le persone in difficoltà. Oggi Diallo Saliou è sotto sfratto.

«Ho comunicato più volte i miei problemi all’amministrazione comunale. Ho cercato un confronto anche telefonico, spendendomi per la mia condizione. Ma non ho avuto delle risposte. Nei miei confronti stanno utilizzando metodi assurdi» dichiara Saliou.

Per 15 anni Diallo è stato un operaio alla Same. Sindacalista della Fiom, l’organizzazione dei metalmeccanici della Cgil. Licenziato nel 2015. Ingiustamente secondo il tribunale che ha esaminato il suo caso. Tuttavia il cittadino di origine senegalese è rimasto avviluppato nelle maglie della legge Fornero che non garantisce il reintegro in fabbrica.

Disoccupato, ha chiesto la casa popolare per tamponare i morsi della crisi economica. «Ho pagato fino a quando ho potuto. Usufruivo del sussidio di disoccupazione. Addirittura sono stato senza luce ed elettricità per due settimane. L’Unione Inquilini mi è stata dietro e li ringrazio. Sono solo in Italia e non ho mai chiesto niente a nessuno. Non avevo soldi neanche per mangiare e oggi sono un percettore del Reddito di cittadinanza». Diallo abita nel complesso residenziale di viale Galileo. Un condominio comunale a canone calmierato. Troppo oneroso per le tasche dell’ex metalmeccanico.

Nel frattempo era divenuto attivista dell’Unione Inquilini. «Mi alzavo alle 7 del mattino per seguire le vertenze di chi soffre il disagio abitativo. E oggi mi ritrovo davanti a una richiesta di sgombero» racconta Diallo che ha visto decadere la propria assegnazione e in poco tempo sfumare il desiderio di una stabilità racimolata poco alla volta. Secondo l’organizzazione degli inquilini, «l’ingiunzione di sfratto è un precedente pericoloso per tutti coloro che vivono in una casa popolare. Ma è anche un attacco ad un militante il cui impegno politico e sociale è conclamato». Diallo ha paura che lo sgombero e l’atteggiamento delle istituzioni possano minare l’unica certezza che ha al momento: il nuovo impiego. «Voglio stare sereno. E non ci riesco. Mercoledì dovrò chiedere un permesso al lavoro. Non voglio perdere la fiducia della nuova azienda».

Attraverso i più disparati strumenti, Diallo ha provato a farsi sentire per tutelare la propria dignità. «Vogliono farmi dormire per strada? Cosa devo fare? Voglio pagare e nonostante tutto mi buttano fuori dalla mia casa» racconta Diallo. «Ho scelto questo Paese e non me ne voglio andare. Ho scelto di vivere qui».

L’Unione Inquilini ha organizzato un presidio e una conferenza stampa davanti all’abitazione per mercoledì 26 giugno. Giorno in cui è previsto lo sfratto.
«L’Amministrazione di Treviglio è tra quei comuni che in questi anni ha mostrato di voler rinunciare a qualsiasi politica abitativa pubblica, nonostante i gravi problemi sociali (sfratti, povertà e disoccupazione) presenti nel territorio – si legge nel comunicato diramato dall’Unione Inquilini -. Non si spendono i soldi stanziati dallo stato per aiutare chi è in morosità per l’affitto, non si tutelano i minori e le donne senza fissa dimora, si tengono sfitti oppure, come annunciato in questi giorni, si vendono gli alloggi pubblici e ora si sfrattano gli inquilini che ci abitano». E conclude la nota: «Facciamo appello alla solidarietà delle forze politiche e sindacali, delle associazioni, dei comitati, dei cittadini e dei lavoratori».

(Foto della pagina Facebook dell’Unione Inquilini Bergamo)