di Anna Toro

ROMA – Negli Stati Uniti il diritto delle donne ad interrompere la gravidanza sembra essere assediato da tutti i lati. Solo nel 2019 sono state promulgate oltre 20 misure restrittive, tra cui il clamoroso caso Alabama: qui la nuova legge firmata il 15 maggio dalla repubblicana Key Ivey vieta l’aborto in quasi tutti i casi, compreso lo stupro e l’incesto, in qualsiasi fase della gravidanza.

In questa scia proibizionista che sembra inarrestabile, esistono però anche delle sacche di resistenza. L’Illinois ad esempio, dove un nuovo decreto firmato pochi giorni fa dal governatore J.B. Pritzker sancisce l’accesso alla procedura come un «diritto fondamentale» per le donne: oltre a eliminare le restrizioni sugli aborti a breve termine, pone fine alle sanzioni penali per i medici che li praticano, e richiede inoltre una copertura assicurativa per aborti, contraccezione e cure mediche correlate.

L’Illinois, però, non è il solo. Recentissima è la firma da parte del governatore democratico del Maine, Janet Mills, di un disegno di legge che amplierà l’accesso all’aborto nello Stato consentendo non solo ai medici, ma anche ai medici infermieri e agli assistenti di eseguire la procedura. La nuova legge prevede anche di aumentare il numero di cliniche che offrono il servizio, visto che sono moltissimi, negli altri stati, i centri a rischio chiusura.

Nuove disposizioni che mirano a preservare il diritto all’aborto sono state firmate anche in Vermont e Washington, mentre a New York la legge sulla salute riproduttiva approvata a gennaio ha allentato la norma precedente, consentendo alle donne di abortire dopo 24 settimane se il feto non è vitale o se c’è una minaccia per la salute della madre. Una legge definita necessaria dai promotori, dato che prima le pazienti erano costrette a viaggiare fuori dallo Stato e a pagare migliaia di dollari, anche se estremamente malate o se il feto non avrebbe avuto nessuna speranza di sopravvivere. Infine c’è il Nevada, dove il Trust Women Act firmato dal governatore democratico Steve Sisolak il mese scorso ha rimosso diverse restrizioni presenti nella legge, tra cui l’obbligo da parte dei medici di comunicare alle pazienti le “implicazioni emotive” di un aborto, così come quello di chiedere l’età e lo stato civile prima di praticare la procedura.

Iniziative che fanno meno rumore rispetto a quelle in senso contrario, ma che nell’ultimo anno si sarebbero fatte sempre più frequenti e urgenti: secondo i sostenitori americani del diritto all’aborto, tra politici, associazioni e movimenti di opinione, l’onda proibizionista che ha investito il paese non mirerebbe ad altro che al rovesciamento – giudicato ormai sempre più probabile – della sentenza Roe v. Wade della Corte Suprema degli Stati Uniti che nel 1973 ha legalizzato la procedura a livello federale.


Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a corrige@ilpaesesera.it (proveremo a rispondere a tutti ma vi preghiamo di usare con moderazione questo strumento #sapevatelo). Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su mail@ilpaesesera.it (Valgono le regole del #FightClub, quindi tranquilli anonimato e riservatezza sono garantiti)