di Alex Orlowski

In questo periodo di imperante aumento dell’odio nei social media italiani stiamo assistendo a un nuovo fenomeno: la migrazione di molti utenti su altre piattaforme come Vkontakte, il social russo, una copia della vecchia versione di Facebook anno 2009.

Un social con una storia triste, inventato da Pavel Durov nel 2007, che secondo voci ben informate sarebbe stato obbligato dal Federal’naja služba bezopasnosti (FSB), il “nuovo KGB”, a lasciare la società nel 2014 per non aver rivelato i dati dell’Euromaidan, le manifestazioni iniziate a Kiev la notte del 21 novembre 2013 all’indomani della sospensione da parte del Governo ucraino di un accordo di associazione, denominato DCFTA, tra l’Ucraina e l’Unione europea, sfociate poi nelle rivolte del 2014.

Analizzando il profilo dell’utente che avrebbe condiviso per primo su Vk la foto della “Capitana” Carola Rackete, utilizzando dei complessi sistemi di analisi abbiamo scoperto che dietro al suo account (pallino rosso in basso a destra) c’è una attivissima community di utenti italiani ed europei specializzata nella creazione di meme razzisti e post di minacce – anche di morte – verso “Pidioti, magistrati, immigrati, ebrei …”.

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La cosa che balza all’occhio è la presenza attiva di elementi che pubblicano post molto violenti. Sarebbero sostenitori, basta guardare le foto-profilo, di Casapound, Forza Nuova, Lega. A unirli, la loro “amicizia” con il filosofo e politologo russo Alexander Dugin (sul grafico il pallino rosso grande), consigliere di Putin, considerato quasi un corrispettivo di Steve Bannon. La sua figura è molto apprezzata, in Italia, da Giulietto Chiesa, da Casapound e dal “quotidiano sovranista” Il Primato Nazionale.

In questo momento Vkontakte non è accessibile dall’Ucraina proprio per i sospetti, sempre più fondati, che i dati vengano analizzati dal Cremlino. Per gli attivisti di Kiev non è considerato un network sicuro, sia in termini digitali che di propaganda.

Vkontakte, in Italia, è invece salito alla ribalta nelle ultime ore: qui è stato postata tra i primi l’immagine di Carola Rackete, la comandante di Sea Watch 3, durante il fotosegnalamento successivo al suo arresto.

La linea narrativa usata da Dugin è in alcuni casi vicina a quella di Steve Bannon, soprattutto per l’uso – a livello grafico – di immagini, diciamo così, molto dure. Basta scorrere le varie bacheche dei “fan” di Dugin per ritrovarsi, ad esempio, foto e meme raffiguranti Papa Francesco con commenti che vanno ben oltre l’insulto: siamo a vere e proprie minacce fisiche, con tanto di foto di pistole e commenti come «scegli con quale ucciderti».

E non è un caso che una delle strategie dell’Alt-Right – così come teorizzato da Bannon – preveda la distruzione delle autorità carismatica del Papa e l’appropiarsi delle simbologie religiose come amuleti.

Uno dei profili più attivi sarebbe riconducibile, secondo quanto viene riportato dal profilo stesso, a un utente che non ha problemi a pubblicare immagini di mitragliatori e pistole, minacciando di uccidere «magistrati, politici del Pd ed immigranti clandestini».

Oggi Vk è diventato una sorta di luogo di ritrovo virtuale di estremisti che sostengono apertamente la Lega e le formazioni di estrema destra del panorama politico italiano. Qui, sul “Facebook russo”, si fanno amicizie, europee e internazionali, legate da un filo nero: il sovranismo. Immagini di Adolf Hitler, Mussolini e Putin, minacce al Papa, ad esponenti politici del Pd, agli “europeisti”. Ovviamente non può mancare il filantropo George Soros. Il miliardario ungherese di origini ebree è stato però scalzato nelle classifiche dell’odio dal Santo Padre.

La cosa che salta all’occhio è però che queste comunità virtuali si siano prima ritrovate e poi organizzate su Vk. Il linguaggio usato, almeno in partenza, è “ispirato” ai post dell’account Twitter di Matteo Salvini. Il tutto nonostante si continui a negare che nella Lega vi sia una forte presenza, almeno in termini di militanza e di simpatie, di esponenti della destra più estrema.

Guardando a quanto accade su Vk si deduce immediatamente come la rete europea “pro-russa” sia invece molto frequentata dai “fan” più estremi dell’attuale ministro dell’Interno italiano e abbia messo nel “mirino” addirittura l’ex alleato Silvio Berlusconi.

Così non ci si sorprende nel vedere anche sedicenti simpatizzanti del Carroccio, di Casapound e Fdi, in alcuni casi, esprimere anche minacce di morte verso politici, sia italiani che europei, insultare e minacciare il Papa o il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ciò che invece stiamo dimenticando è che deputato alla sicurezza di chi è palesemente e pubblicamente nel mirino di questi “odiatori e minacciatori seriali” sia proprio il Ministro Salvini. Dovrebbe essere lui a interessarsi affinché si indaghi su questo nuovo tipo di estremismo. Un ministro così celere a far togliere dai balconi striscioni contro di lui in occasione dei comizi è altrettanto attento a stoppare – e sanzionare – la pubblicazione di fotografie con pistole e mitragliatori con chiare minacce a esponenti dello stato e religiosi?

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