di Daniele Nalbone*

Il problema non è tecnico. Non è di certo il fallimento di questa stagione calcistica. E non sono nemmeno le sonore sconfitte subite. Il problema è che tra noi e voi c’è un abisso sentimentale. Nessuna connessione.
 
Non capirete mai, perché non potete capire, il valore che questi colori, il giallo e rosso, hanno per noi. Per questa città. E non capirete mai, perché non potete capire, quanto la storia di questa tifoseria sia legata a doppio filo a chi indossa la nostra maglia.
 
Lo avete fatto con Francesco Totti, lasciato solo a gestire il momento più difficile non per un calciatore, non per un uomo, ma per un romanista: riporre nell’armadio la maglia per indossare una giacca e una cravatta.
 
Non vederlo sotto di noi, ogni domenica, è stato un duro colpo. Ma se con Francesco Totti siamo cresciuti, non più bambini sognanti, con Daniele De Rossi siamo invecchiati. Non siamo più gli stessi. Non potremo più esserlo.
 
Perché Francesco era il fuoriclasse che sognavamo di essere da bambini. Daniele è il giocatore che saremmo noi se fossimo in campo.
 
Appartenenza. Rabbia. Orgoglio. Determinazione. Lacrime. Sudore. Ogni domenica per noi, a metri e metri di distanza dal campo, è così. Ogni domenica per Daniele, in mezzo al campo, è così.
 
Non riesco a parlare di Daniele al passato, fa troppo male. A voi è venuto facilissimo. Non rientra nei vostri piani. Ma rientra e rientrerà sempre nei nostri. Perché Daniele siamo noi. E quando avete detto, ieri, a Daniele di accomodarsi fuori dalla Roma è come se aveste detto a noi di fare lo stesso. Ci avete messo alla porta.
 
Cresceremo, crescerete ancora, come società. Lo spero e ne sono certo. Ma, da oggi, sarete un’altra cosa rispetto a noi. Noi saremo sempre l’As Roma, voi non potrete mai esserlo. E, statene certi, Daniele sarà sempre, ogni domenica, in quel campo come lo saremo sempre tutti noi. Come lo è e lo sarà sempre Francesco. Voi sarete lontani. Lontanissimi. Ogni domenica. In tribuna o su una poltrona a Boston o a Città del Capo. Perché voi, de noi, non c’avete capito niente.
*abbonato da 23 anni in Curva Sud