di Filippo Poltronieri

ROMA – La diffusione di fake news sul tema dei vaccini e la polarizzazione del dibattito sarebbero opera, almeno in parte, di bot e troll riconducibili ad account russi. È quanto riportato nel 2018 dall’American Journal of Public Health. Per porre un argine alle bufale in rete si sono mossi anche i giganti del web. Twitter ha recentemente introdotto una modifica nella sua barra di ricerca: se cerchi notizie sui vaccini, appare un suggerimento che reindirizza a una pagina affidabile, nel caso americano il sito del Dipartimento di Salute, Vaccines.gov. Per adesso il reindirizzamento funziona soltanto negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Brasile e in Corea del Sud.

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L’iniziativa segue quella di Pinterest, primo social a prendere provvedimenti necessari a bloccare da febbraio tutte le possibili ricerche legate ai vaccini. Una decisione presa per contrastare la diffusione massiccia di materiale informativo contro le immunizzazioni. A stretto giro anche Youtube ha deciso di demonetizzare i canali che promuovevano informazioni false su questo tema. Facebook ha tolto invece punti di rating alle pagine di propaganda dei no-vax, anche se basta una semplice ricerca sul social per trovare, anche in Italia, decine di pagine a tema.

Instagram ha bloccato gli hashtag che fanno riferimento a campagne antiscientifiche, un meccanismo già introdotto per contrastare la diffusione di contenuti che incitano al suicidio e all’autolesionismo. Anche GoFundme, popolare piattaforma americana di crowdfunding, ha rimosso alcune campagne di raccolta fondi che finanziavano la propaganda antivaccinale. Infine Amazon ha rimosso dalla sua piattaforma video Prime due documentari contro i vaccini. Un’iniziativa che ha convinto nel giro di poche settimane Netflix e Hulu a fare la stessa cosa.