di Filippo Poltronieri

ROMA – «Ci ho messo la faccia, ho denunciato le irregolarità di un concorso pubblico universitario e sono stato emarginato dalla comunità accademica». Quella di Giambattista Scirè è una di quelle storie fin troppo conosciute in Italia. Autore di diverse pubblicazioni, lo storico si presenta nel 2011 a un concorso per un contratto da ricercatore in Storia contemporanea indetto dall’Università di Catania. I partecipanti sono sei. Cinque, tra i quali Scirè, hanno un dottorato in storia contemporanea. Ma la Commissione sceglie il sesto candidato, un architetto.

Da quel momento Scirè dà il via a una lunga battaglia giudiziaria che porta a una condanna amministrativa dei professori valutanti, seguita da una sentenza penale dello scorso aprile. «Ma la mia vita è cambiata radicalmente, dal momento della denuncia ho trovato solo porte chiuse per le pubblicazioni. L’ateneo non ha eseguito la sentenza amministrativa e il mio contratto non è stato prorogato, ho sospeso corsi avviati, in pratica sono stato estromesso dalle aule», commenta Scirè.

[La testimonianza di Casamassima, il “whistleblower” che ha riaperto il caso Cucchi]

Il professore mancato è uno dei casi più eclatanti di whistleblowing, una pratica che sta trovando sempre maggior riscontro anche in Italia, dove l’atteggiamento verso chi denuncia illeciti della pubblica amministrazione è spesso di forte sospetto se non di aperta discriminazione. Il termine stesso non trova una traduzione neutra nella nostra lingua: spione, talpa, gola profonda o informatore sono tutte parole dalla connotazione negativa. Ecco perché Scirè ha deciso, nel novembre 2017, di dare voce alle tante persone che hanno vissuto storie simili e costituire Trasparenza e Merito, no profit che si batte per un’Università differente.

«Da quando siamo nati abbiamo ricevuto più di 250 segnalazioni, metà delle quali si sono trasformati in ricorsi e denunce», afferma Scirè. E sempre di novembre 2017 è la legge che tutela i dipendenti della pubblica amministrazione che segnalano. Chi in ragione di un rapporto di lavoro venga a conoscenza di condotte di abuso e le denunci al responsabile dell’amministrazione non può subire ritorsioni di alcun tipo. In caso di licenziamenti, spostamenti e demansionamenti, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) può dare comunicazione alle autorità giudiziarie o erogare direttamente sanzioni. Sebbene le rivelazioni italiane non abbiano la portata mondiale di quelle diffuse da Wikileaks sull’impegno militare americano in Iraq e Afghanistan, le segnalazioni crescenti hanno contribuito a fare breccia nel muro di omertà che si erge spesso attorno a grandi e piccoli scandali nostrani.

Ma chi sono gli Assange italiani? I campi di applicazione della legge sul whistleblowing sono molteplici: si spazia dallo sport, ai trasporti, dalle Forze Armate all’Università. Quello di Riccardo Casamassima, il carabiniere che ha testimoniato contro alcuni suoi commilitoni sulla vicenda Cucchi, è un caso tipico. Trasferito e declassato, a seguito della sua deposizione, Casamassima non ha ancora avuto giustizia delle ritorsioni subite. Una vicenda a lieto fine è invece quella che coinvolse Andrea Franzoso, sull’onda della quale è nato il dibattito che ha portato alla normativa vigente. L’ex dirigente di Ferrovie Nord denunciò le spese pazze del suo presidente, Norberto Achille, condannato in seguito per peculato e truffa. Dopo tre anni di discriminazioni, Franzoso è stato nominato consigliere nel Cda di Trenord, proprio in virtù del suo coraggio. Esito positivo anche per Simone Farina. Il calciatore, che diede avvio a uno scandalo di calcioscommesse nel 2011, da anni è conteso da squadre e progetti sportivi per diffondere i valori della correttezza nel calcio.

Sono centinaia le persone che, seguendo la propria coscienza, si inimicano un ambiente lavorativo e subiscono ripercussioni. Nel 2018 Anac ha adottato una piattaforma informatica dove è possibile segnalare presunti illeciti e in pochi mesi sono state tantissime le segnalazioni, alcune delle quali hanno portato alla tutela del denunciante.

È il caso di una dipendente di un Comune lombardo che ha segnalato illeciti del suo capo e del sindaco. Dopo pochi mesi si trova a lavorare con il dirigente che aveva precedentemente denunciato, su cui pende un processo penale. Dopo l’intervento dell’Anac le mansioni del dirigente indagato sono state trasferite ad interim ad altro dirigente, “per tutelare il whistleblower”. O, ancora, in un Comune partenopeo, un dipendente ha denunciato episodi di corruzione, cattiva amministrazione e abusi di potere. Diversi dipendenti comunali vengono arrestati, il denunciante viene però trasferito, con un provvedimento che, a seguito di segnalazione, viene annullato dall’Autorità anticorruzione.

Diversa da quella dell’Autorità anticorruzione, la piattaforma ALAC di Transparency Inernational ha invece lo scopo di assistere il segnalante, spiegare diritti e opportunità. Inoltre Transparency International aiuta le pubbliche amministrazioni a dotarsi di una struttura per le denunce e ad oggi ha messo a diposizione di circa 400 enti il proprio sistema informatico. Una spinta per una maggiore tutela dei whistleblowers arriva poi da Bruxelles.

Il 16 aprile 2019 il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che obbliga gli stati membri a migliorare la propria legislazione sul tema, allargando la tutela ai dipendenti del settore privato, fornendo maggiore copertura legale e obbligando gli enti a dotarsi di strutture adeguate. Un input comunitario che dovrebbe anche contribuire ad aumentare la sensibilità dell’opinione pubblica europea sul tema.